
[tema fotografico di Michele Turazzi]
Il semaforo (Alessandro Raveggi) vs Lettera ai miei lettori (Enrico Piscitelli)
Il semaforo [di Alessandro Raveggi]
Ho le spranghe strette nelle mani. Una regge il divieto, l’altra staglia il simbolo. Una dà la parola, l’altra finge il nulla nel triangolo bianco. Porgo la faccia al fuoco rosso, osservando la telecamera amica del cittadino che filma come indugio all’incrocio sotto il semaforo. Vi sento, nel brusio dei tergicristalli, che bramate la mossa, inconsci zoommatori dell’obbiettivo amico sulla mia guancia che fibrilla.
Metterà il divieto, quello?
Sempre portati appresso questi due bastoni rugginosi, da profeta con l’appuntamento della Rivelazione sul Sinai. Mi ero appena disarcionato dalla gonna di mamma, che mi spedirono dai Gesuiti, con le conseguenti grattate di collo dei maestri, quel loro Stai attento alle tabelline, piccolo Sansone!, come se si trattasse altrimenti di ruzzolare nell’Abisso. Divieto di sbagliare, rozzo Sansone… Se volevo conseguire la sapienza di Salomone, il triangolo ultraterreno profilato di porpora, che tengo ora nella destra. Quando vergavo le x cimiteriali delle moltiplicazioni sul quadernino, voi, fuori dalla mia stanza come dalla grazia divina, vi conciavate da cowboy contro indiani, pagani da cortiletto.
Metterà il simbolo, quel gigante?
Lui vi fa aspettare, con le nocche che ballettano sul cruscotto, il gomito bruciato che salta sulla carrozzeria, le cassette di Guccini nell’impianto che si sputtanano per la puntina. Direte che sono un semplice addetto comunale alla viabilità, detto d’un fiato. Semplice sarà la vostra smorfia volgare, da Mamiani occupato. Eravate infatti ancora fermi al cowboy contro l’indiano. Mentre io mangiavo il pane di Cristo, la borsa di studio per il liceo dei Legionari. Non erano quelli di Asterix, sempre gonfi di cibo e idiozia. Erano quelli pettinati tutti uguali, che mi pettinavano ogni mattina per essere uguale a loro, con la testa sull’inginocchiatoio ad attendere la pettinata barbarica del Generale dei Legionari. Pettinava nel suo sermone, col divieto da un lato, col simbolo dall’altro, con l’obbligo di fermarsi, a sinistra, con la mistica della venuta del prossimo, a destra. Aveva intuito che quella riga nel mezzo davanti alla Croce si sarebbe allargata, come una mandorla nel dubbio. Per questo me la fece sanguinare. Sapeva che sarebbe finita qui, sotto il sole, la mandorla oscena.
Ci rivelerà qualcosa, quell’addetto?
Ha un potere, questo stempiato con il gilet catarifrangente. Sono stato incaricato di estirpare il semaforo. Per poi darvi la confidenza della fermata, o l’azzardo della precedenza. Sansone potrebbe posare le spranghe, domare il semaforo, piazzare stop e precedenza, obbligo e mistica, sapiente e retto Salomone. Ma non lo pagano per dare un senso a ciò. Si tiene ormai lontano dalle acconciature del Signore. Posso anzi immaginarvi che fendete l’aria strepitando, vi accartocciate e lordate nella vostra Little Big Horn di lamiera, mentre La locomotiva gira ancora nel vostro mangianastri. E io me ne vado, semaforo divelto e spranghe in spalla, catarifrangendo il tutto.
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Lettera ai miei lettori [di Enrico Piscitelli]
Mi chiamo Alfio Michele Lacci. Voi mi conoscete come AM Lacci – oh sì se mi conoscete! Ho vinto il Fata, il Canareggio, il Moravia miglior opera prima… ho vinto quasi tutti i premi che ci sono – mi manca il Nobel, in sostanza: ma ci conto, eh! Dicevo… mi chiamo Lacci e sono uno scrittore, pubblico col primo gruppo editoriale di questo Paese, mi esibisco in pubbliche letture, firmo copie dei miei libri. Sono stato una decina di volte in tivì, anche in quella trasmissione del Terzo canale, quella che ti siedi sul divano rosso e ti prendono un po’ in giro, e poi ti fanno degli applausi che vien giù lo studio. Sì, anche lì. E quando ci sono andato son arrivate centinaia di sms, e non vi dico i messaggi su facebook: Alfio sei il migliore, AM er più… cose così. Persino il mio amico Biancastro – ché io manco lo sapevo, che c’aveva il citofonino: “Caro Lacci, l’hai fatta vedere al popolino stanco. Ecco cos’è un vero scrittore”, m’ha scritto.
Però quello che voglio dirvi, cari stagionati lettori, è tutt’altro. È una cosa che ho dentro da quando ho vinto il Fata. Cioè: non la vittoria in sé, ma la premiazione. Meglio ancora: le foto della premiazione. Io non mi son reso nemmeno conto, ma mi sono ritrovato con una bottiglia di spumante, sul secondo gradino della scaletta che portava al tabellone dove vengono segnati i voti. Poi, un amico mio, m’ha mandato questa foto, che non era un primo piano, ma era fatta da lontano, di sguincio, e si vede – mi vedo – sul secondo gradino, e sembro il Premier, quello che ha rovinato l’Italia, ché eravamo il Paese con la migliore letteratura al mondo, e ora: siam quel che siamo. Lui che cerca di essere più alto e festeggia il capodanno in una delle sue ville. Solo che ero io! Sì, critici senz’idee diranno che il Premier è anche l’editore dei miei libri, ma non è lui l’editore: è sua figlia. E poi è proprio dall’interno del Potere che si cambiano le cose eccetera. Ma insomma, lettori che non siete altro: veniamo al punto. Io non sono felice. All’inizio mi divertivo anche, eh! Scrivevo cento pagine in una notte – chessò? persino sulla mia città: Chiasso – e BUM: telefonate su telefonate, editori su editori a contendersi A Chiasso non c’è chiasso. A me sembrava di prenderli in giro: ridevo da solo, davanti al mio piccì, con aperto il file di word, e il titolo commedioso, e il telefono che squilla… Anche con le donne, eh! Gli scrittori son tutti brutti o froci, e io non sono frocio. Però, se sei scrittore, scopi. E io pure [in un racconto ho descritto un pompino, solo un pompino per tutto un racconto – lo sapreste fare voi?]. E poi: le mangiate a sbafo, gli alberghi a scrocco, i drinks omaggio.
Credevo di esser felice, cari lettori. E invece no che non lo sono. Mi manca il tempo lontano in cui ero io a chiamare in casa editrice, per chiedere se s’eran letti il mio libro; il tempo lontano in cui il semaforo era sempre rosso. E più era rosso – il semaforo – più io mi sentivo eletto, diverso, incompreso. Geniale. Unico. Eh sì, bei tempi. Va be’, ora, lettori, devo andare ché il Fata e il Canareggio e gli altri premi non si vincon mica da soli. E voi: comprate i miei libri, ché AM è sempre er più.
bene… polldaddy sembra fare il suo dovere [in attesa dei voti degli italiani all'estero, dal Messico in particolare :D ]
adesso vediamo anche se abbiamo educato per benino il nostro anti-spam…
e.
bè, dai, sarà per quella notte -casta ma insonne- insieme, per il fischio all’orecchio che lo ha accompagnato in questa torrida estate, ma io questa prima amichevole (il gigi berlusconi di wimbledoc) la do al piscitelli, magari solo ai calci di rigore!! il mexicano raveggi capirà!
ma sì, Raf, è un giocogioco :)
[come capirà bene anche Alfio Lacci...]
e.
Ho votato per Enpi, poi salomonicamente ho provato a votare anche per Raveggi ma Polldaddy si è accorto che avevo già votato.
Ciau!
ATC
Il mio voto è segreto.
[ E comunque gli scrittori mica sono tutti brutti... :-) ]
Quelli che… quando perde l’Inter o il Milan: “In fondo e’ solo una partita di futbol”, poi vanno a casa e picchiano la moglie e i bambini (nel senso dei figli). (Beppe Viola e Enzo Jannacci)
La solita mafia tranese…
Scusate per la faccina da pirla del mio profilo wordpress.
io ho votato Ravens, anche se sono più bello :)
e.
[ps: funziona tutto, eh! lo spam va nello spam, polldaddy non fa votare due volte ecc.]
ECCHEGHESBORO aumentate il corpo del testo DIOBUONO, la font!, corpo QUATTORDICI, no corpo nove, dioBUOno!!!!!
MS Esistenzialista
Vi interessasse, si vede tutto (pulsantone per il sondaggio compreso) anche dall’iPhone.
MS
Anche la mia faccia brutta si vede sull’iPhone?
MS: da qualunque browser “ctrl +” per ingrandire il testo e control meno per ridurlo [o con i tuoi mac e iphone nun se po'?]
:D
@Ale: faccia bellissima!!!
@Enrico: ma non sono io che devo adeguarmi a quello che mi offri tu!! Sei tu che devi fare in modo che la fruizione sia immediata e confortante per me! (Intendendo “me” il lettore, “tu” voi di Wimbledoc.)
MS
@Matt
dillo ad AR! :)
se uso “figata” è troppo giovanilistico??????
:O
Ciao a tutti,
vedo che si fan già le prime prove. Bene, bene. Mi sembra buono.
arrivati a un salomonico pareggio, abbiamo chiuso il poll.
le prossime sfide di Wimble.doc saranno – di certo – più cruente!
:D
e.
Sangue sangue sangue!
o perlomeno inchiostro rosso…ecchecavolo.
A votazione chiusa, sposo la causa dell’ ingigantimento del testo…
Il carattere minuto non è politicamente corretto nei confronti degli sbronzi.
ma pigiare insieme “ctrl” e “+”, no, eh? :D
ok, ci adopereremo. o meglio AR si sta già adoperando.
e.
Non sono io che devo piegarmi al prodottoooooo è il prodotto che dev’esser fatto al meglioooooo
PRRRRRRR
MS
E comunque non mi piegherei lo stessooooo se ci sei tuuuuu te conoscoooooo
:)
MS
ah-ah-ah [risata finta]
Matt, credo che ti bannerò :)
comunque d’accordo su tutto, tranne sulla cosa fondante: questo non è un *prodotto*.
è tutt’altro: ingegni e volontà che s’incontrano e si scontrano, cargo alla deriva al largo di Orione ecc.
e.
Pareggio che sa di pastetta!!!
@Platone
basta dare lo stop al poll [che schifo il finto-inglese :D meglio: interrompere il sondaggio] quando si è arrivati a 50 e 50.
le amichevoli estive devono finire sempre pari :)
per Wimble.doc il poll sarà aperto da/a senza possibilità di modifica.
e.
domandina: amichevole a parte in cui la votazione viene chiusa nel momento in cui si è in parità, nel torneo quanto tempo resta aperta ogni votazione?
72 ore
[vedi commenti a "la giuria ecc."]