Tema: -10°
Sono quel che era (di Gianluca Senis – Follelfo) vs Dal gelataio (di Carlo Pigozzi – Traghetto MM)
Sono quel che era [di Gianluca Senis]
Il Grillo siede spesso di fronte al bancone ma non sempre lo stesso. Lo conoscono praticamente tutti, sicuramente più di quanto lui conosca tutti gli altri. Il Grillo siede sempre solo e beve come una spugna, ha una discreta età anagrafica e un’aria solenne e pensosa, uno sguardo impenetrabile e fisso nel vuoto. Parrebbe uno di quegli affascinanti misantropi se solo la sorte non lo avesse lasciato inerme, anima dannata, turpemente de-spiritualizzata. Il Grillo non ha vita. Anni fa una rarissima malattia degenerativa causata da forte abuso gli ha fottuto il cervello. O meglio: il cervello in sé è tuttora tecnicamente sano fatto salvo per delle minuscole protuberanze poste alla base dell’encefalo. L’alcol gli ha bruciato i corpi mammillari. Decenni di cure hanno solamente confermato che il Grillo non ha più memoria. Memoria d’ogni tipo, poiché fatica a ricordare tanto vicende del passato quanto quel che ha appena terminato di dire. Ridotto ad un misero fascio di mutamenti senza continuità, vive l’inconsapevole dramma del disperarsi in ogni momento per una vita che non riconosce, per un’esistenza non sua. Salvo poi dimenticarsi del dramma, e riviverlo nuovamente nell’istante successivo. Come colui che sordo è eternamente chiamato a suonare i primi accordi di una melodia che non comprende, mentre osserva le proprie mani atrofizzarsi dimentica dopo poche note di aver mai cominciato. Il Grillo vive l’angoscia di un oblio imperfetto, l’agonia di non poter dire se realmente prova qualcosa. Nella sua mente sono stranamente stampati piccoli eventi o fotogrammi senza continuità logica. Riconosce Ginto, suo vecchio amico sin dall’infanzia, ed ogni volta che lo incontra lo accusa di trascurare la cura di sé, di essere imbruttito precocemente. Il Grillo non riesce a tenere lo sguardo fisso in uno specchio, non riesce a riconoscersi contiguamente nel tempo. Non ho mai pensato a cosa gli possa passare per la testa; in realtà ci penso anche troppo spesso, il che mi fa uscire di senno. Ogni volta mi assale lo stupido terrore di poter diventare come lui. Cerco di convincermi che non soffra, cosa probabilmente vera. Chissà che pensa lui della vita. Vorrei chiederglielo, avrei bisogno di farlo. Purtroppo so che non potrebbe ricordarsi abbastanza le sue parole per potermi offrire un disegno completo del suo sentire.
Mi vede arrivare, mi squadra soddisfatto: “Chi sei, bastardo?” Non gli rispondo. Sembra cambiare approccio. “Cerchi qualcuno?” Al terzo tentativo indovina le mie intenzioni: “Chiunque tu sia, stai cercando me?” Gli devo una risposta: ”Che bicchiere è quello?” “Il primo, credo …” risponde prontamente. Sarà almeno il decimo, penso tra me e me. Anche oggi sarà difficile. Purtroppo non si ricorda, non mi conosce. Mi sta bene anche così; non posso certo imputargli di essere stato un padre poco presente.
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Dal gelataio [di Carlo Pigozzi]
-Buon giorno.
-Ciao.
-Lei è il signor Alfredo?
-No.
-Mi dispiace ma non c’è un modo gentile per dirlo: le restano tre mesi di vita.
-Ma io volevo solo un gelato al pistacchio.
-Gli esami parlano chiaro: tre mesi e lei muore. Non abbiamo più pistacchio.
-Non capisco.
-Il pistacchio non piace più a nessuno. E’ obsoleto.
-Mi gira la testa. Che ore sono?
-Le otto meno dieci gradi.
-Ma quello è un termostato non un orologio.
-E quella è una porta non un ombrello.
-Chiedo scusa, sono sfacciato.
-Buon dì.
-E tu chi sei?
-Alfredo.
-Che gusto?
-Pistacchio.
-Ecco a lei.
-E io?
-Mi dispiace ma siamo chiusi.
-Come?
Posto che mi piace di più “Sono quel che era”… mi sfugge il riferimento ai – 10 gradi
io lo so, io lo so :D [me l'han detto...]
“sarà almeno il decimo” conterrebbe/contiene “(al)- (il) 10′”
[regolare]
e.
ah be’, mi inginocchio allora. ha del geniale tutto ciò.
No, ha del paraculo! :D:D:D
(cmq l’ho votato pur io).
fantastica la metafora cabalistica del tragheto manducamerda!
se almeno il decimo contiene -10°.
cosa dire di Alfredo.
che se gli aggiungiamo uno spazio e una sola d mi vien da rabbrividire.
e Gelataio.
che se togliamo io.
vien da mettere le catene alle ruote della macchina.
e Pistacchio.
che se eliminiamo cchio.
mi compro gli scarponi nuovi da sci.
insomma.
la mia sciarpa di lana ha i colori della merda!
che ore sono, o son desto?
Alfredo ma che stai a dì?
FORZA SPORCONIGLIO!!!!!
jackPM – I Nador – server6 travian.it
allora, ragazzi: tutto bene.
tutti i commenti mi garbano ecc.
però voglio mostrare subito i potenti mezzi di Wimble.doc, quindi faccio un esempiuccio:
[è solo un esempio, Hasdrubal, perdonami se prendo te]
i due commentatori “hasdrubal” e “freno” hanno lo stesso ip: 147.162.**.***.
ip appartenente alla rete di un’università pubblica (del Nord).
la prima connessione con quell’ip risale alle ore **:**. connessione alla home page. poi chi aveva quell’ip è venuto in questa pagina, e così via nell’arco della giornata [è andato dalla home a qui e da qui alla home].
alle **:** ha commentato la prima volta. un minuto dopo e quattro minuti dopo è tornato a leggere i commenti.
l’ultima volta si è connesso per lasciare il secondo commento. poi – ad ora – più nulla.
perché dico [scrivo] tutto ciò?
perché non applichiamo nessuna moderazione ai commenti, ma siamo in grado di risalire agli autori e bannarli ecc. [eccetera, sì]
ma, ripeto, mi è solo venuto in mente che era il caso di dirlo, non c’è un motivo o un commento particolare…
e.
Brutto ambiente le università del nord…
gran brutto ambiente le università del nord…
vai gian sei un grandeeeeeee :b
Il mio incondizionato voto va all’elfo folle….
e poi a me il pistacchio non è mai piaciuto…
@un follelfo
già! ricettacolo di cattocomunisti mangia-bambini-non-battezzati, e di piantagrane :D
e.
vai sporcooooooooooooooooooooooooo
sei tutti noiiiiiiiiiiiiiiiiii
se vinci vogliamo il tuo culone nero a disposizione per tutto il serverrrrrrrr
ashuahsuahsuhaushaushausa
Il mio voto lo merita il racconto del Traghetto mangiamerda senza alcun dubbio!Il racconto del Follelfo è di una banalità e ovvietà mica da poco…scritto come scrivono tutti negli ultimi anni. Premettendo che adoro il modo di scrivere di Niccolò Ammaniti, “Son quel che era” può sembrare un suo racconto, ma scritto consultando il vocabolario ogni due secondi per cercare dei “paroloni” per far sembrare il tutto meno banale di quel che è.
@sumopower
non metto becco sui tuoi gusti e sul tuo giudizio.
però voglio approfittarne [visto che il tuo è uno dei primi commenti che entra nello specifico dei testi] per dire che:
il limite delle 3.000 battute è più ostico di quel che può sembrare.
e che sommando questo limite al tema non completamente libero: diventa una bella sfida (narrativa).
ciao!
e.
@ sumopower
può essere che “Son quel che era” non manca di rispecchiare alcuni luoghi comuni di certa narrativa “giovane” odierna, ma almeno lo fa esplicitamente e mettendo in discussione un tema….
senza barricarsi dietro un nonsense che vorrebbe/potrebbe lasciar trapelare messaggi esistenziali dietro una superficie di parole in libertà, ma che lascia il dubbio che invece non siano proprio altro che parole in libertà….
senza rancore
Concordo con GR, il commento di sumopower mi sembra un po’ fuori luogo. Certo, gli stili sono estremamente diversi (e grazie a dio), ma è ridicolo definire “Sono quel che era” banale e scontato per poi elogiare un dialogo che è il palese tentativo di emulare le avanguardie degli ultimi cento anni. Parole a caso prese da un quadro di Magritte per distrarre il lettore dall’assoluta mancanza di trama in un, mal riuscito,tentativo di intellettualismo.
esprimo tutto il mio rammarico per l’avventurismo di tali giudizi.
ho detto rammarico?
intendevo gastroenterite.
Sono appena tornato, non chiedetemi da dove, tanto non lo so neanche io.
Volevo dire che quando sono venuto a leggere per la prima volta, volevo andarmene in fretta e invece ci sono pure ritornato. Non volevo votare, perchè avrei votato per sono quel che ero, ma non perchè ho qualcosa contro il pistacchio, mio figlio ogni volta che andavamo a prendere il gelato metteva panna, cioccolato e pistacchio e io lo guardavo divertito.
Ma tutto questo mi è venuto in mente adesso ed è meglio che concluda in fretta, ho tante cose da fare, almeno 10, come le mie dita.
Per fortuna che non sono abituato a contare anche con i piedi, altrimenti sarebbe difficile gestire tutte queste cose da fare insieme.Non mi ricordo più perchè sto scrivendo qui, comunque se può interessare a qualcuno qui sotto da me fanno un ottimo gelato al pistacchio, ma se volete ancora immergervi in quell’atmosfera vagamente romantica che hanno le osterie c’è un bar dove la gente sembra senza memoria e senza tempo, peccato che i gelati siano confezionati e senza pistacchio.
grazie Andrea.
è il commento che volevo leggere :D
e.
@sumopower
Considerami ignorante, ma non credo di aver mai letto un libro di Ammaniti.
I paroloni li cerco su google, capirai che sia molto più veloce…
Più che banale, direi banane(che non ho mai trovato in gelateria, tra l’altro).
ciao!
il racconto sul grillo era fantastico!
anche mio fratello la pensa così!
ciao a tutti
>_>
voto mr. follelfo che m ha trsmesso un emozione..
l’amore per la vita..
la ricerca dell’ignoto..
l’imprevedibilità del fututo..
che Nador che sono.. eroe