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Categories: quarti di finale

Tema: uno alla volta

Provaci ancora, Vincenzo (di Samantah Thoeni – Traghetto MM)
vs Blu cina (di Matilde Quarti – Follelfo)


Provaci ancora, Vincenzo [di Samantah Thoeni]

-Buon giorno.
-Ciao.
-Lei è il signor Alfredo?
-Si.
-Romeo?
-No.
-Allora, Alfonso?
-Si.
-Giovanni?
-Nei giorni pari.
-Ed in quelli dispari?
-Sorseggio zabaione.
-Come posso aiutarla?
-Volevo un gelato al pistacchio.
-Gli esami parlano chiaro: tre mesi e lei muore, non abbiamo più amarena.
-Meglio, a me il pistacchio nemmeno piace, ne vorrei uno alla volta.
-Dico: si prende gioco di me?
-No, prendo caffè e brioche, grazie.
-Bene, il caffè è già in macchina.
-E se fossi un ambientalista?
-Ecco il suo caffè; per la brioche, si serva da solo.
-Come posso ringraziarla?
-Quattro Ave Marie e sette Mea Culpa.
-Crede nella Madonna?
-No, nei sette Sacramenti però si: Kambei, Kyuzo, Kikuchiyo, Gorobei, Heihachi, Shichiroji e Katsushiro!
-Lei parla giapponese?
-Non le sembra? Me lo dica lei!
-Non le sembra?
-Lei parla giapponese?
-Solo su richiesta.
Entra un prete.

…………………………………………………………

Blu cina [di Matilde Quarti]

Volevo dirti di quando non sono venuta a conoscere i tuoi genitori per salvare i miei maglioni dal soffocamento. Tu non lo sai, come sono andate veramente le cose. Per te io sono solo la stronza che è stata attesa per quattro ore mentre tua madre telefonava alle ferrovie per sapere se c’erano ritardi e  il pollo arrosto diventava talmente duro e stopposo da non essere buono neanche per il cane. Io lo capisco, che per te fosse importante presentarmi la tua famiglia, ero anche andata a comprare un vestito con la vita alta e la scollatura tonda, che mi facesse sembrare femminile ma non volgare, nella speranza che tua madre accettasse finalmente la mia presenza nel tuo letto. Volevo davvero conoscere tuo padre, che, mi raccontavi, si vantava di come, in dieci anni di ineccepibile direzione, alla Mivar di Rosignano ci fossero stati solo due scioperi, e il tuo fottutissimo cane in fin di vita da ormai almeno due anni, per cui ogni fine settimana ti precipitavi in Toscana a dargli l’ultimo saluto. Certo, dover dormire in camere separate, con bagni separati, su due piani diversi, mi pareva un po’ eccessivo, ma ho pensato fosse meglio fare finta di niente. Insomma, ero pronta per partire. Avevo appena piegato le mutande e stavo finendo di truccarmi quando mi è sembrato di sentire dei colpetti di tosse isterici che provenivano dalla valigia. Sono rimasta interdetta un attimo, poi ho continuato a mettermi il mascara. E di nuovo ho sentito gli stessi colpetti di tosse.  “Cof, cof, cof”, dei suoni deboli e sommessi provenivano dal sacchetto dei golf. “Devo smetterla di essere così nervosa per uno stupido fine settimana con uno stupido cane moribondo” ho pensato massaggiandomi la tempia. Non ho fatto in  tempo a voltarmi che l’ho sentito di nuovo, il coro di puffi con la tisi, “Cof, cof, cof” e poi delle vocette flebili-flebili che gridavano “Aiutooo, aiutooo”. Potevo distinguerlo chiaramente, un s.o.s. in piena regola che proveniva dall’interno della mia valigia. Non me lo stavo immaginando. Ho aperto la valigia e hanno smesso. L’ho richiusa e hanno ricominciato. Vedi, io volevo davvero venire a pranzo a casa dei tuoi genitori, avevo comprato anche un paio di scarpe nuove insieme al vestito e avevo prenotato un posto vicino al finestrino. Ho fatto di tutto per riuscire a partire, ho provato ad indossare i maglioni uno dopo l’altro, ad appallottolarli nella borsa, a metterli in un ordine diverso, prima in cima uno, poi un altro, ma non stavano bene in nessuna posizione. E ogni volta che provavo a rimetterli impilati in valigia ricominciava il coro di vocette in preda al panico. Quando il treno è partito io ero ancora seduta sul letto a spostare i maglioni dentro e fuori dalla valigia. E a quel punto era troppo tardi. Avrei voluto telefonarti, spiegarti che non era colpa mia se avevo scoperto all’ultimo minuto che i miei maglioni soffrivano di claustrofobia, invece mi hai preceduta tu, con quel “vaffanculo” definitivo. Te lo assicuro, se l’avessi saputo prima, che avevano questo problema, mi sarei organizzata diversamente, ma a quel punto non potevo certo essere così spietata ed egoista da lasciare soffocare i miei maglioni solo per non perdere un treno.

25 Comments

matteo platone

settembre 10th, 2009

Matilde, complimenti, il tuo racconto mi racconta certi pezzi fulminanti di Sedaris.

matteo platone

settembre 10th, 2009

che poi era “il tuo racconto mi ricorda”, ma ho preso il decaffeinato per errore, stamattina.

milza

settembre 10th, 2009

un grave errore, feci.
per un ischerzo del destino malamente votai il traghetto mangiamerda pensando con esso votare il follelfo, del quale il racconto preferivo e preferisco tuttora, mangiando solo calippi e bevendo solo chinotti.
purtroppo all’error non c’è rimedio, ma questo commento resti a pietra tombale della mia incapacità.

saluti da una università del nord.

ps: siete fykyssymy!

matteo platone

settembre 10th, 2009

ma se ci sono, alle ore 13.53, 132 visitatori e solo 47 voti, ciò vuol dire che la percentuale di astenuti è di gran lunga superiore a quella delle ultime europee!

settembre 10th, 2009

Ragazzi bisogna sensibilizzare al voto! Matt pronto ad andare domani a “Uno mattina”?

matteo platone

settembre 10th, 2009

Preferisco “Uno Pomeriggio”: la mattina c’ho troppo sonno.

settembre 10th, 2009

Il racconto di Matilde Quarti è bello.
Il racconto di Samantah Thoeni è brutto.

A me mi piace quello della Matilde.
Tanto.

Quello di Samantah Thoeni a me non mi piace. Bleah.

E poi mangiamerda che nome è?
Io la cacca la faccio, non la mangio.

Il traghetto mangiamerda voglio che perde. E il follelfo che vince. Viva follelfo.

E tutti quelli del traghetto mangiamerda bu! Abbasso! Malattie!

Ecco.

enpi

settembre 11th, 2009

@milza[asdrubal ecc.] et la-valeria-bignardi et alfredo

ragazzacci, s’è capito. ok. bravi. siete fyghyssymy.

mo basta, sul serio.

diventa anche noioso, no?

s’è capito, davvero…

milza

settembre 11th, 2009

io davero mi son sbagliato ufy

enpi

settembre 11th, 2009

e va bene!
già il fatto che “ti chiami” Milza due volte di fila, è di buon auspicio.
a te e gli altri due [mo non mi ricordo come ti eri chiamato...] è concesso d’errare – nei due sensi.
ma lì nella patavinica sede del pubblico spreco ci lavori o ce stai a studia’? dimmi un po’…

e.

milza

settembre 11th, 2009

faccio una tesi sui bloggers

Andrea Masotti

settembre 11th, 2009

Signor Enpi, sono il papà di Valeria e Milza. Sono venuto a sapere dei loro ripetuti importuni e sto già provvedendo a punirli. In questo stesso momento sonore vergate stanno lasciando la loro rossa lezione su natiche e dita dei discoli. Ma detto tra noi, esimio Enpi, detto tra adulti.. Cosa Le hanno fatto? Sia chiaro, scudisciate ne meritano comunque e il perchè è sempre di troppo. Io non smetto, in ossequio al mio ruolo e alla Sua autorità. Ma, se mi è concesso, chiedo.

Alfredo non ha scusanti.

enpi

settembre 11th, 2009

nulla. è che a cloni contro cloni si giocava nel ‘97 [anno]. secolo scorso, insomma. però, se si divertono così: lasciamoli fare…

[Alfredo è quello che m'è più simpatico, invece]

settembre 11th, 2009

che succede qui? non indispettite il censore (ah ah) sennò davvero son cazzi :D

tornando ai racconti – che fondamentalmente questo sarebbe il tema – sebbene nessuno rientri nel mio genere volevo complimentarmi con Matilde che maneggia con lievità e grazia l’assurdo (magistrale il dettaglio del cane moribondo da due anni!)

ambra

settembre 12th, 2009

a me matilde sta un po’ sul cazzo.

ambra

settembre 12th, 2009

e poi chi è alfredo?

enpi

settembre 12th, 2009

ambra, qua è una faticaccia :D

avendo io scritto/scrivuto/sbandierato il rispetto per gli autori, il rispetto per gli autori!, ho dovuto incrociare ip, e-mail nonché facebook, per verificare che ti chiami effettivamente ambra ecc., sei abbonata fastweb ecc., e – soprattutto – conosci m., per cui – immagino – puoi tranquillamente dirle che ti sta un po’ ecc. :D

quindi:
- mi son già stancato di fare il controllore ["ufy!" come dice milza]
- non ce la faccio a spiegarti tutta l’alfredica vicenda.
ma ti consiglio la lettura del primo racconto del traghetto, ove appare un Alfredo, appunto.

cia’

Alfredo

settembre 12th, 2009

povero enpi!
smettiamo di sottoporlo a tutto questo stress.
che poi perde i capelli e con essi il suo sex appeal.
oppure.
anzi.
forse.
enpi, rassegnati!
cogli l’ironia di tutto ciò che ti circonda e facci sopra una bella risata.

nessuno sta mettendo in discussione il torneo, il vostro lavoro, gli autori…
anzi.
ogni luogo è diventato incontro e (sì anche) scontro di opinioni e modi di scrivere e.
pensavo fosse questo lo scopo.
chissenefrega se milza si è registrato con quattro nomi.
nemmeno io mi chiamo alfredo e sì.
forse sai che ho un mac, sono abbonata ad alice, vivo a verona, controllo la pagina di wimbledoc alle 9.30, alle 11.00, alle 3.14…
ma questo non dà nulla a te, nè toglie qualcosa a me, credo.

buona notte enpi,
fai sogni felici.
di racconti in tema.
e commentatori posati.

camilla
(quella con le pareti della camera blu).

enpi

settembre 12th, 2009

giusto camilla.
tieni ragione.

ho fatto buoni sogni, comunque :D

e.

kikko666

settembre 12th, 2009

premetto che non ho ancora letto il secondo racconto e dovrò aspettare a farlo [che palle lo studio [mi piace questa cosa delle parentesi quadre x scrivere ciò che pensi :D]].

però devo dire che il primo…. non è che è brutto.. però dopo che ho letto l’altra sfida mi pare, come dire? insipido.
insomma io non sarò un grande letterato e magari mi sfuggono determinate cose x apprezzare ma….. i due testi di Tragetto MM mi sembrano proprio IDENTICI.

il filo logico inesistente nel dialogo a mio parere è stato proposto una volta di troppo [e siamo solo alla seconda], in Dal Gelataio già mi pareva un po’ una stupidata… ma la minestra riscaldata non è mai buona.

jackPM – I Nador – [censuro]

ileo

settembre 12th, 2009

se solo sapeste cos’altro dovrete sopportare…

firmato
l’arte del fastidio.

Lila

settembre 13th, 2009

Io ho votato Matilde, non perchè mi sia particolarmente piaciuto il racconto ma perchè in questa pagina, quella, è la cosa che più assomiglia a un racconto. E almeno si apprezza lo sforzo.

il papà

settembre 13th, 2009

Le cose che assomigliano ai racconti.
I racconti.
Le volte di troppo.

Attenzione.

settembre 15th, 2009

non mi sono piaciuti affatto,
la caratterizzazione è scipita
quegli aggettivi li leggevo su Topolino
a sette anni,e
non ne coglievo il gusto
manco allora.
Ma insultatemi pure,se vi va,

io faccio quasi di peggio

Un passante

settembre 15th, 2009

Bando alla modestia, togli il quasi.