Tema: puttana
Puttane (di Davide Tramontin – ernest) vs Autostop (di Matteo Pascoletti – MRT)
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Puttane [di Davide Tramontin]
Il detective alzò lo sguardo a quel cielo così nero; una sottile striscia di abisso tra i palazzi di quello stretto vicolo maleodorante di immondizia ed urina. Presto la pioggia avrebbe lavato via il sangue, e quella storia, la chiamata alle due di notte in quel merdaio, le domande ai vicini sarebbero diventati un mistero anche per lui; quei momenti si sarebbero confusi a mille altri; anni di lavoro si sarebbero riassunti in un unico ricordo stereotipato, così vago che si sarebbe chiesto se avesse sul serio un fondamento autentico.
Si alzò il bavero dell’impermeabile per combattere il freddo, infilò la sinistra in tasca e ne trasse fuori quella che sapeva essere l’ultima sigaretta rimastagli. Meglio così, tanto la parte dell’intrepido detective non è che gli stesse a pennello: ok, il bavero alzato e il fumo pensieroso, con il vapore che esce dai tombini ed il vento che fa danzare nella notte fogli di giornale come in Dick Tracy, ma ormai per lui c’era troppa pancia, c’era la barba di due giorni, e c’era troppo poco tempo per la pensione.
Il fotografo se ne era già andato e gli altri erano tornati in centrale, il corpo in viaggio su un’ambulanza a sirene spente verso una cella d’obitorio. Lui aveva detto ai colleghi che sarebbe tornato a casa piedi e si sarebbe fermato a mangiare qualcosa lungo la strada, ma era fermo in quel vicolo ormai da mezz’ora senza pensare a nulla di particolare.
Come al solito era una puttana, solo una puttana, sempre una puttana. E a chi importava dopottutto? Era ordinaria amministrazione in quella città di tossici e ruffiani. Una puttana con la gola tagliata e la borsetta svuotatata, probabilmente da un drogato in cerca dei soldi per una dose. Non era poi che facesse una cosa così terribile per tirare a campare, lui qualche volta c’era anche stato con delle puttane. E allora? Non era certo quel tipo di detective che si innamora della segretaria, in realtà anche lei un’avventurosa eroina tirata su a romanzi gialli, che, catapultata nel mondo reale si rivela una coprotagonista senza paura. Era passato troppo tempo da quando aveva avuto una moglie. Ma l’aveva poi avuta? Se era così non si ricordava il suo viso, perso nel fondo ambrato di un bicchiere di bourbon. Che differenza avrebbe fatto?
Sarebbero passati i giorni; il caso sarebbe stato archiviato, l’appartamento di quella puttana occupato da un’altra puttana, il bicchiere vuotato un’altra volta. Pensò che era ora di andare, di tornare a casa sua così simile all’appartamento di quella puttana, se si escludevano le tende di perline e le candele profumate, che nell’intenzione avrebbero dovuto rendere quel luogo denso di sensualità e calore, ma che in realtà non facevano che mettere in risalto l’intonaco scrostato dalle pareti e gli aloni di sporcizia sul pavimento.
Decise di fare un giro lungo passando per il parco; non aveva nessuna voglia di dormire e decise che la vista di qualche albero avrebbe potuto fargli bene. Non che quel luogo gli desse delle vibrazioni particolarmente positive, ma se non altro sapeva di avervi passato momenti felici, prima da bambino, poi da giovane con qualche ragazza. Ciò gli dava uno strano senso di sicurezza, era però una sensazione ambigua, come quella che si ha dopo un sogno d’amore che lascia tremanti e colmi di desiderio, le cui immagini sono ormai scomparse di nuovo nella notte. Così erano i suoi ricordi che non ricordava, ma che sapeva, presupponeva, dovessero esserci, in fondo alla sua mente non solo come memoria di ricordi, ma come momenti autentici di una vita che aveva avuto un inizio, una storia e se dio avesse voluto una fine.
Pensava così il detective e non si era nemmeno accorto che non c’era più asfalto sotto le suole delle sue scarpe, ma che al suo posto un sentiero di ghiaino chiaro si snodava tra alberi e cespugli come un serpente fluorescente nel buio.
Il giorno seguente avrebbe dovuto pagare una bolletta, gli tornò in mente; sperò che gli fosse già stato accreditato lo stipendio sul conto. Avrebbe avuto voglia di un’altra sigaretta, ma questo pensiero fu subito bloccato da una visione improvvisa.
Tra i rami degli alberi vedeva la luna, per la prima volta durante quella notte ci faceva caso. Era una luna calante, un sottilissimo spicchio che gli ricordava un sorriso. Rimase fermo a fissare la luna senza accorgersi di altri occhi che lo spiavano dal cespuglio dietro di lui. Occhi che si avvicinarono, in silenzio. Non si accorse della lama che con un movimento rapido gli scivolò nelle molli carni del collo, né della mano che senza esitazioni estrasse il suo portafoglio dalla tasca dell’impermeabile.
Alla fine rimaneva solo lui a guardare la luna con un sorriso lungo e rosso. La luna sorrideva a lui.
……………………………….
Autostop [di Matteo Pascoletti]
Il babbo era di quelli che, quando si era a cena fuori da parenti, amici e/o colleghi di lavoro, se si voleva tornare a casa ad una certa bisognava iniziare la tiritera del “babbandiamacasa-uffa-uffa” con un’ora abbondante di anticipo.
Capita che una di queste cene finisce alquanto tardino, e chissenefrega se i figli sono piccoli e ti stramazzano sul divano tra uno sbadiglio e un “babbandiamacasa-uffa-uffa”. Per intercessione della mamma, alla fine il babbo capisce che forse è il caso di ripartire. Mia sorella, durante il viaggio di ritorno, ronfa occupando tre quarti del sedile posteriore, mentre io, dopo essere stato prelevato dal divano, sono sveglio, con la faccia incollata al finestrino e le natiche sul quarto libero. Mi sovviene allora tutto un mondo di metropoli notturna, complice il tragitto dalla casa del collega babbano a casa nostra. Noi si abita in un paesino, la città per me è qualcosa di grandissimo e innocente: tipo l’infinito, ma senza capogiri. Gli occhi colgono la selva di luci artificiali che nascondono le stelle, i cartelloni pubblicitari, gli ammassi di edifici senza soluzione di continuità che piano piano lasciano spazio alla periferia. La periferia mi appare vuota, ad eccezione della foschia autunnale e di bizzarre figure. Queste figure appaiono bizzarre solo a me, bambino iperattivo e affetto da implacabile curiosità.
-Babbo, babbo- cosa fanno quelle donne sul bordo della strada?
-L’autostop- risponde mio babbo.
-Come mai hanno pochi vestiti?
-Così la gente si impietosisce e le fa salire.
Mio babbo però non le fa salire: la cosa mi delude un po’, ma lo tengo per me.
Capita che, anni dopo, entrato di diritto nella prima adolescenza, sono in auto con mio cugino, neo patentato: in genere la zia mi accolla a mio cugino per essere sicura che così torni presto. In auto siamo io, lui e due suoi amici.
All’epoca ho quattordici anni. Capita che mio cugino, mentre torniamo a casa, propone una cosa che io non capisco bene.
-Dai, facciamo il puttantùr!
-Vai! PUTTAN-TùR! PUTTAN-TùR!- gridano i suoi amici.
Io, per non essere da meno, mi unisco al coro, seppur tiepidamente.
Arriviamo in uno stradone dove ci sono delle autostoppiste, tipo quelle che avevo visto anni addietro.
-Quanto vuoi?- domanda mio cugino.
La donna, con un seno praticamente di fuori, ci guarda tutti quanti.
-Cinquanta. A testa. Lui no- dice, indicando me.
Io rimango perplesso. Ma come? Vuole centocinquantamila lire per un passaggio in auto? Ci manca solo che chieda soldi a un minorenne, la sfacciata! Indignato, inizio ad offenderla, dicendole che è una spilorcia e che si deve vergognare. Mio cugino e i suoi amici dapprima sono colti di sorpresa, poi inziano a sfotterla pesantemente. Come niente la faccenda degenera: i toni si alzano, le mani cercano di entrare/uscire dall’abitacolo, le altre autostoppiste mostrano una tenace solidarietà. Finisce con un paio di volanti e con i nostri genitori che si catapultano in questura. Quando arriva il babbo, i poliziotti lo devono tenere per evitare che mi fracassi di botte; quando arriviamo a casa, effettivamente mi fracassa di botte.
Questo per dirvi che odio l’autostop, e sono favorevole alle case chiuse.
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Ma io mica lo avevo impaginato così !
ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
E’ la dura legge del blog.
(in realtà pensavo non fosse importante… se vuoi mi applico e cerco di trovare un modo veloce per impaginarlo giusto. Sempre che ci sia, un modo.)
Grazie, saresti un signore!
cioè, lo sei comunque, ma se lo facessi, lo saresti di più.
ok. veniamo subito al dunque. bei racconti tutti e due. ma bisogna sceglierne uno (o nessuno). autostop – direi. bravo Matt.
quattromilasettecento e rotti…
A parer mio “Autostop” è il più interessante:
nello stile, (il tipico linguaggio di un ragazzino in età puberale) alleggerisce il tutto e (credo volutamente) non riecheggia del tipico autocompiacimento che la maggior parte degli scrittori mette in piazza con lunghe ed oziose descrizioni, “glassate” con parole desuete qua e là (la parola “glassate” è giusto un esempio di ciò che intendo);
nel corpo del racconto, che non lascia spazio a distrazioni nel lettore (proprio ciò che dovrebbe essere insito nel “racconto breve”), e che carezza tema principale senza mai perderlo di vista e sanza mai affrontarlo direttamente, il che aumenta l’interesse del lettore;
nel finale che lascia spazio anche ad una qualche morale ravvivata dalla bella battuta.
“Puttane” è un mero esercizio didattico, stantio nella sua pochezza di originalità già nel titolo che rimarca, senza eleganza alcuna, il tema da seguire: tutto il racconto è una descrizione pleonastica atta a raggiungere un dubbio climax nel finale: in pratica un brodo allungato di luoghi comuni per occupare spazio tra l’introduzione (a me sembra tutta un’introduzione… mah…) e il finale.
Col primo autore mi congratulo; al secondo consiglio di continuare a scrivere tenendo conto di quanto ho detto (anche al primo): sono certo che non troverà mai nessuno così diretto (qualcuno potrebbe dire “spietato”, ma non è affatto così) nella critica, e sono certo che si possa migliorare molto di più con una critica costruttiva (si deve sempre pensare positivo) che con tante vuote pacche sulla spalla.
Dario ce ne voglio di più di commenti così mirati e diretti, aprono alla discussione, al dibattito (decisamente costruttivo) utile sia agli autori che ai lettori (sempre più attivi e partecipi grazie agli strumenti del web 2.0).
“I racconti non devono superare le 3000 battute, spazi e punteggiatura compresi (se poi son 3200 non succede niente…).” E se sono 4700? Non è che voglia far polemica e se è stato pubblicato avrete fatto le dovute considerazioni, però due righe dai responsabili di w.doc per chiarire il mistero delle 1500 battute in più non sarebbero sprecate.
stefano, sto appunto aspettando che sara (la caposquadra di ernest) controlli se ci ha mandato per sbaglio la versione provvisoria del racconto. Quando l’ho caricato non ho contato le battute, errore mio. Ora vediamo di trovare una soluzione… una volta trovata, spiegheremo nel corpo del post.
ale
Decisamente superiore (e non solo per cameratismo!) il racconto di Matteo, “Autostop”.
“Puttane” mi pare un esercizio un po’ pretenzioso che vuole ricalcare lo stile noir/giallo italiano – e il noir italiano dovrebbe essere l’ultima cosa da prendere come riferimento,dal momento che fa davvero pena.
Bravo Matt!!
Forza MRT!!!
allora:
- pazienza per il numero di battute. ci rifaremo dalla prossima sfida in poi.
[questa per me è andata. i racconti sono on-line. d'ora in poi conteremo prima di]
- due buoni racconti. assolutamente.
- @Dario: scrivi “al secondo consiglio di continuare a scrivere tenendo conto di quanto ho detto (anche al primo)”.
ma anche no, giusto?
cioè: ogni commento qui e altrove è meritevole d’attenzione. il tuo come gli altri.
- non so se votare o meno :)
e.
enri…
invece che “commenti” potevamo chiamare questa sezione:
“maestri di vita”
:)
nella mia ignoranza:
bravi entrambi.
Oddio contare le battute prima di pubblicare a me sembrerebbe il minimo, visto che c’è un regolamento che parla chiaro in tal proposito. E’ pur vero che ormai i racconti sono online, quindi che vinca il migliore! :)
Mi scuso, sono stata una pessima caposquadra! Sarò scrupolossissima d’ora in poi
sì V., ma ti ricordo che abbiam montato tutta ’sta cosa, per te. ovvero: per chi è interessato alla narrativa non mainstream, per chi s’appassiona alle vicende varie delle riviste di narrativa/letterarie/fumettare ecc.
quindi: amen.
se vuoi ti diamo l’incarico di mettere on-line i racconti, o di contare le battute.
mandami una mail [a me o a Wimble.doc] e t’inseriamo nel “meccanismo”.
altrimenti goditi il tutto e fine.
e.
[ad ogni sfida ci accorgiamo di qualcosa che va migliorato - è pur sempre la prima volta che si fa una cosa del genere, no? per le semifinali vedrete che tutto sarà a puntino! :D ]
e prometto di non scrivere più scrupolosissima con 4 s
vabbuò ragazzi. Si è deciso di lasciare tutto com’è. La colpa, come ho già detto, è mia che non ho controllato. Con un po’ di senso pratico dico anche che il racconto in questione sta perdendo e quindi annullare la sfida, o rifarla, o modificare il racconto sono solo delle complicazioni inutili al naturale corso degli eventi. A parte il fatto che d’ora in poi farò il bravo bambino, altro non posso dire.
come caposquadra io intanto ho appena multato stefano per la puntigliosità con un’ammenda di sette fette biscottate in meno al giorno e niente tv fino a dopodomani.
Enpi, mi godo il tutto e fine! :)
ah ah.
no no, va benissimo segnalare “cose da migliorare”.
ridiamo le fette biscottate a Stefano [ma spegniamo la tivì a oltranza].
io – intanto – ritiro ufficialmente le scuse di tutti [di AleR, di Sara ecc.]
che nessuno si scusi più, per favore :D
e.
bene V., sei la/o benvenuta/o, fino alla fine
:D
e.
Scusate ma noi in squadra abbiamo avuto grosse difficoltà a tenerci nel limite, alcuni di noi hanno trovato difficoltà a scontrarsi contro il “muro” delle 3000 battute.
Presente!
Infatti la prima versione di “Autostop” era di 5mila battute.
La tengo da parte per quando faremo “wimble.doc- director’s cut”, col finale alternativo e senza voce fuori campo.
:D
Matt possiamo conservare il materiale in surplus e utilizzarlo successivamente, manipolandolo, come si faceva coi B-movie nei 70s!
Ci terrei a chiarire alcune cose. La tivì non mi capita di guardarla da qualche mese, alle fette biscottate preferisco i kinder pinguì con sopra nutella, panna montata e codette di cioccolato, e Francesco è noto come “Puffo Pignolo” a causa della sua proverbiale puntigliosità. Ma, soprattutto, ribadisco, non volevo sollevare polemiche, volevo solo capire se c’erano dei cavilli del regolamento (chessò: se una sfida la si fa a fumetti le altre due posso avere testi lunghi una volta e mezzo il normale) o cosa. Ne approfitto per scrivere un’ultima cosa che volevo dire da tanto: il video sui fondamentali è geniale.
E’ vero enpi, avrei dovuto dire “al secondo consiglio di continuare a scrivere tenendo ANCHE conto di quanto ho detto”.
E’ ovvio che chiunque è libero di scrivere (in fondo esiste anche un libro di Totti no?), la cosa veramente importante è saper leggere (nel senso più ampio del termine).
ok Stefano :)
son d’accordo – non so cosa siano i pinguì, ma sono d’accordo.
non ci sono cavilli, ma può capitare di fare qualche errore. e chissene…! no?
il limite resta quello dei 3.000.
[magari ne parliamo meglio dal vivo, a Ultra, tra una vodka e l'altra!]
@Salv et Matteo
se Matteo ha ancora la prima versione, sarebbe interessante postarla – tra qualche tempo – su mrt, no?
credo sia un buon esercizio doversi “contenere” dentro un limite.
ed sarebbe interessante vedere cosa hai cassato, Mat.
e.
@ Dario
certo. “saper leggere”, son d’accordo. ma è più importante scrivere. scrivere sul serio, perché si deve, perché non se può fare a meno ecc., a prescindere dai lettori e dalla lettura.
[qui apriamo una discussione infinita, però...]
ciao!
e.
@enpi: no, niente MRT. Serve come materiale extra per il cofanetto dvd post mortem dell’autore! :D
A Ultra nun ce posso veni’. ueeeeeeeeeeeee
ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
Matteo vuole essere il nuovo Roger Corman…bisogna comprenderlo..
IO PURE ULTRA…uffa.
Voto per ‘Autostop’,
fresco e con una lieve
ironia finale.
Mi è sembrato anche più scorrevole
ed interessante nello stile.
Comunque belli entrambi.
ok, il primo bannato di Wimble.doc sono io stesso me medesimo :)
il sistema ha cancellato il mio commento precedente.
divertente…
va be’, dicevo:
- chi non viene a Ultra non fa cosa buona e giusta
- Salv convinci Matteo :D su mrt ci stanno gran bene le due versioni.
[in questi giorni si parla di "traduzioni"]
e.
uffa…mo’ come te lo dico? quella sulle 5mila era una battuta!
Per Ultra, a meno di imprevisti, non posso, e la cosa mi rode alquanto. Anche perché a vodka stendo chiunque :P
e scusate il gioco di parole sulla battuta sulle 5mila battute…aiutoooo…
Stefano quante volte ti ho detto che nessuno mi chiama “Puffo Pignolo”, ma: “Buffo Pinolo”, per via della forma a pinolo con culo grosso e corpo allungato e testa a punta!!!
E comunque, io i pupazzetti protagonisti del video sui fondamentali li ho conosciuti, alla faccia tua!
…per essere un racconto “realistico” mi sembra strano che un ragazzino di 14 anni non sappia cos’è una puttana…
comunque il racconto “puttane” è bello bello bello!
@ Matteo
sì sì, dicono tutti così.
ti sfido ufficialmente. scegli tu la vodka – io la preferirei russa :D
e.
@otti: E’ un racconto archetipico, in sostanza, e realistico, in forma. Ma se lo spiego così nun se capisce un ciufolo. Ecco perché preferisco non spiegare le cose che scrivo.
Però sì, può sembrare irrealistico, specie se non si è della mia generazione.
Per dire, ci sono adolescenti, oggidì, che vivono in città e non hanno mai visto una farfalla, ma se dici loro “puttana” quanto meno dimostrano di conoscere la politica italiana :D
il racconto si basa su un protagonista che ha visto più farfalle che prostitute.Poi per carità, in giro trovi storie di animali che parlano! :D
Il mio racconto, per la prossima sfida di MRT, era davvero di 4 mila e passa battute! :D
L’ho seviziato per ridurlo a 3015…
Questo però mi ha aiutato a “limare” via i miei eccessi, quindi mi fa piacere perché giocare con dei limiti mi permette di crescere.
Ben detto Laura, ne parlavo con E. giusto oggi. Paradossalmente quello che potrebbe sembrare un ostacolo o un impedimento si rivela invece uno strumento utile a migliorare il racconto sotto tanti punti di vista.
Questo asciugato risulta il più delle volte decisamente più incisivo e diretto.
piccoli Carver crescono :D
e.
…e non ci si può assentare un’attimo qui, che si passa da un numero di 4 commenti a una roba tipo 42 ! ;) che detta in “wimbledocchese” si traduce in :assentare commenti 4 42 (con un risparmio di circa 90 battute). Scherzi a parte (o meglio – battute a parte), concordo con il commento di Laura e Salvatore. La riduzione stimola e quello che si estirpa è superfluo. Un ottimo esercizio – direi. Merito anche di Enrico, credo…opss..intendevo MRT d’E. (La smetto sennò arrivo alle 5000 battute solo con questo commento) Saluti. ;)
si…”un’attimo”. magari “un” senza ‘. ;)
Solo un commento veloce, per dire che seguo, che tutto mi piace per ora, anche l’atmosfera un po’ “caldina” della sfida precedente, che secondo me non guasta.
Il livello mi sembra in generale buono, ma siccome conosco buona parte della gente che scrive qua, credo che si possa fare di meglio! E mi aspetto di meglio :)
Insomma voglio vedere la terra impregnata di sudore!
(anche a Wimbledon si gioca sull’erba)
A chi sono andati i miei voti non lo dico :P
In bocca al lupo a tutti!
Ma che è,omertà political-culturale?
Politica culturalmente omertosa?
Cultura omertosamente politica?
Se voto e faccio un commento-chiosa,io ci metto chi ho votato e ad libitum argomento anche.
Mi par di assistere a un discorso programmatico sulla riconversione delle A.P. a sistema efficiente o sul valore famiglia,-senza-criminalità al Family Day
I racconti sono brutti entrambi, ma se Dario (maestro di vita) vota per il secondo, io voto per il primo, che mi sta più simpatico anche perchè sfora.
Mi aggiungo al tema portante dei commenti (le scuse) e chiedo venia perchè scrivo solo barzellette.
fake! è un porno
è lui! audio 9 video 9
scusate sno nuova del forum, due settimane fa ho aquistato un computer HP pavilion ax4900. primi giorni tutto bene, poi ha iniziato a fare un rumore la ventola. l’ho portato alla concessionaria, ma mi hanno detto che è un problema che loro non possono risolvere. secondo voi, lo posso aprire? non è che rischio di farmi male con la ventola? è grossa la ventola?
KiKkA93
/\_/\
preferisco puttane,forte e cupo
autostop sembra un racconto da antologia per bambini, linguaggio un po’banale
aisa, quando ero piccolo sulle antologie al massimo si parlava di incidenti stradali, mica di prostitute! :D
Ho dato il mio minuscolo contributo pollice su al racconto di Matteo. Quello che mi è più piaciuto è l’inizio e quel baabbadiamacasa uffa-uffa.
ciao a tutti e congratulazioni per il torneo!
paolo