wimble.doc torneo di racconti sotto rete
Categories: quarti di finale

Tema: la migliore “r” che abbia mai scritto

(RR) Sma__imenti (di Laura De Matteis – MRT) vs Compiti per le vacanze (di Alessandro Lise – ernest)

bianco

(RR) Sma__imenti [di Laura De Matteis]

Ruggero Rimoldi, dottore commercialista, si svegliò un lunedì mattina con il fastidioso sospetto che gli mancasse qualcosa. Rimase a letto immobile per qualche minuto ad ascoltare il ticchettio della sveglia domandandosi che cosa ci fosse di strano nel singhiozzo capriccioso della lancetta dei secondi – forse nulla. Scorse l’agenda con attenzione per verificare gli appuntamenti della giornata, poi si alzò e andò a ricontrollare il materiale per il cliente che doveva incontrare nel pomeriggio, analizzò scrupolosamente la stiratura dei vestiti che la signora Graziella gli aveva preparato la sera prima e si assicurò che la cravatta portafortuna fosse impeccabile. Ancora insoddisfatto, frugò nel portafogli – c’era tutto. Corrugò la fronte finché le sopracciglia quasi non si toccarono e, senza mutare espressione, andò in bagno e cominciò a radersi con cura, fermandosi di tanto in tanto per interrogare la propria immagine allo specchio – cosa manca? Dopo la doccia e il caffè, fece l’appello di tutti i documenti che gli erano indispensabili quel giorno. Per non dimenticare nulla, immaginò ogni gesto che avrebbe dovuto compiere nell’arco della giornata, assicurandosi di avere con sé tutto ciò che gli sarebbe servito. Che cosa manca? Tarlo insopportabile.
Uscendo, chiuse la porta con i consueti tre giri di chiave. Lo sguardo si posò sul campanello. La targhetta d’ottone che riportava il suo nome in caratteri sobri ma eleganti – preceduto dal titolo che gli dava tanta soddisfazione, “Dott. Comm.” – aveva cominciato a perdere la vernice nera nel solco dell’incisione delle lettere maiuscole. Ne farò fare una nuova, pensò cominciando a scendere le scale.
Nell’autobus gremito come sempre (l’abbonamento, ce l’ho?), la ragazza bruna, che solitamente non lo degnava di uno sguardo, lo osservò con interesse. Si sentì nervoso. Portò istintivamente la mano alla gola per tastare il nodo della cravatta. Si rassicurò. Poi scese.
Entrò  nel consueto bar sotto l’ufficio. Il proprietario lo accolse con un sorriso. Lui arrossì violentemente, colto dal dubbio di non avere un aspetto decoroso. Controllò con inquietudine le stringhe delle scarpe e la zip dei pantaloni, prima di chiedere un cappuccino e un muffin al cioccolato. Un quarto d’ora dopo varcava la porta dell’ufficio. Era tutto come sempre, ma l’inspiegabile sensazione di mancanza che l’aveva assalito appena aperti gli occhi l’accompagnava ancora.
Lina, la segretaria dello Studio Commerciale Landolfi, per il quale lavorava ormai da sette anni, lo ricevette gioviale e trafelata, porgendogli un corposo fascicolo dalla copertina gialla. “Buongiorno, dottor Imoldi! L’appuntamento delle tredici è spostato alle diciassette: il commendator Marinzi…”
“Scusi, Lina, come mi ha chiamato?”
La donna lo guardò stupita.
“Si sente bene, Dottor Imoldi? È successo qualcosa?”
“Non mi chiamo Imoldi, mi chiamo Imoldi!”
Si sorprese di non riuscire a  pronunciare correttamente il proprio nome.
Si sorprese che gli mancasse qualcosa.

……………………….

Compiti per le vacanze [di Alessandro Lise]

Tema n.8: “La migliore R che io abbia mai scritto”.

SVOLGIMENTO:

Cara Maestra,

non è più il tempo. Potrei prescindere dalla contingenza, dal contesto politico, dalla storia, dalla geografia e perfino dalla matematica (i giochi di bilancio, i sondaggi ipnotici, i disavanzi distorti, i montepremi all’enalotto, …) e raccontarti qual è stata la prima R che io abbia mai scritto. Eccola: Ramarro… O forse Riccio? oppure Rana? certo si trattava di qualche animale che potesse accattivare la fantasia di un seienne, tutto proteso nell’attesa della T per sfogare fantasie di Triceratopi e Tirannosauri.

Ciò che ricordo è che era una R corsiva. Assomigliava a un insetto sconfitto: la testa china sul carapace gonfio e un’unica zampa che dal collo si arricciava, lunga, verso l’esterno. Niente a che vedere con la R in stampatello di Recita, dipinta sui cartelli che dovevano guidare in palestra i nostri genitori. Era una R geometrica e contundente e il segno del pennello lasciava qualche minuscolo spiraglio bianco lì dove le setole erano più rade. Quella è stata senza dubbio la R più grande che io abbia mai scritto, ma la migliore?

Non è più il tempo, ti dicevo. Non è più il tempo per questi temi, né per la cronaca della gita in fattoria, né per i pensierini su mio fratello. Non è più il tempo di disegnare una linea di cielo e una d’erba e in mezzo il sole, un albero, qualche fiore giallo: i nostri segni, le nostre lettere dovranno d’ora in poi appuntirsi, incidere il mondo, non semplicemente descriverlo. Le nostre R saranno le migliori quando non saranno astratte. Se avranno corpo, ancoreranno, senza disperdersi, i nostri discorsi.

Ma non fraintendermi, non parlo di Rivoluzione! Ti sembra questo il momento di ribaltare tutto? Il mondo gira già abbastanza su se stesso, senza cambiare. No, niente Rivoluzione. E anche tu, Maestra, ridimensiona la tua fiducia nella Resistenza: non è più sufficiente opporsi, scaldarsi come una lampadina nel tentativo di illuminare una strada che non si vede. Qui, noi, adesso, dobbiamo entrare in Relazione, tutti. Ricominciare a parlare senza recriminazioni. Ricostruire. Riconoscerci reciprocamente come esseri umani. Rispettarci. Ecco l’unico modo per cambiare veramente le cose, per non rimanere isolati, per crescere assieme senza inutili lacerazioni.

Ciao,

Alessandro Pise, 9 anni

bianco

Valutazione:

L’elaborato non sembra di mano dello studente. Si ipotizza l’intervento dell’altro genitore. Il problema, tuttavia, non è la sproporzionata proprietà linguistica, e neppure l’incongruenza col tema proposto. È piuttosto il limite ideologico: una relazione può anche rompersi quando uno degli elementi coinvolti scopre che l’altro persegue – con tenacia - diversi tipi di relazione, simili, ma non compatibili con la prima. La resistenza è il valore in grado di proteggere tutti coloro che non vogliono subire regole non condivise e imposte unilateralmente. Resistenza non contro chi, suo malgrado, si trova in mezzo senza volerlo, ma verso chi, anche con ricatti affettivi, tenta di ricucire un rapporto senza affrontare le conseguenze delle sue azioni. Diseducativo. Insufficiente.

Paola Petardi Pise

bianco

81 Comments

matteo platone

settembre 21st, 2009

Brava Laura, era un tema difficile e l’hai affrontato con brio, leggerezza (in senso Calviniano) e una manciata di originalità.

otti

settembre 21st, 2009

Laura è sicuramente molto brava ma il racconto di Lise è un capolavoro. Arrivati alla fine della prima lettura, dopo esser rimasti colpiti dall’idea brillante, si capisce che c’è altro sotto. E’ il primo in tutto il torneo ad aver scritto qualcosa che non descrive e da’ tutto dei personaggi, ma che ce li fa intuire dai loro rapporti, che mette in atto ciò che racconta. A tutti i livelli di lettura è godibile e accattivante. Che vinca o no la sfida, ha innalzato lo standard!

otti

settembre 21st, 2009

ops. “dà” con l’accento, non con l’apostrofo!

settembre 21st, 2009

Il progetto che noi di MRT abbiamo voluto portare avanti come squadra è stato quello di produrre racconti che fossero nello spirito di wimble.doc: accessibili, godibili e immediati.

è il nostro modo di interpretare il torneo e Laura che viene dalla poesia (e quanta “leggerezza” direbbe Mercuzio!) ha proposto un racconto surreale e visivo che ben si sposa con il nostro “progetto”.

Complimenti anche ad Alessandro.

settembre 21st, 2009

A me piace Alessandro,va decisamente oltre

matteo platone

settembre 21st, 2009

Non mi pareva di essere stato così descrittivo, Otti. Mi pare un po’ riduttiva e banalizzante, come opinione.
Il racconto di Alessandro ha il difetto di essere “troppo” intelligente, così intelligente che, in effetti, non l’ho capito! :D

gp

settembre 21st, 2009

Ok. Tagliamo corto. Voto De Matteis, e non solo perché gioca con MRT. La storia è originale ben scritta e rapida. Adoro il modo in cui gioca con lettere e identità di parole e personaggi. Bello anche l’altro racconto…ma, la migliore “r” che io abbia mai letto, sta’ tutta qui: (r)Lau_a, of course. Geniale.

rebecca

settembre 21st, 2009

dico la verità:
di primo acchito mi son detta: “di sicuro voto Lise”.

poi ci ho ripensato e a costo di passar per una Medea, ho pensato: “beh, no, voterò chi preferirò”.

dopo che ho letto non ho avuto alcun dubbio etico: “brava Laura, classica e pseudokafkiana; Lise, però, ha scritto il tipo di racconto che io più amo sopra ogni racconto! E l’ha scritto strabene.”

Alessandra

settembre 21st, 2009

A me il racconto di Alessandro Lise sembra molto autoreferenziale e non sorprende mentre quello di Laura non solo mi pare più calzante con il tema ma pure più elegante nella sua pacatezza.

Questo per dire: ho votato Laura!

^^

em.bi

settembre 21st, 2009

Straordinario Alessandro, colpisce come l’iniziale incomprensibilità del testo mi ha fatto scivolare superficialmente su alcune parti del testo considerate puro esercizio stilistico, sia la stessa molla che, arrivato alla fine del testo, ti porta a rileggere il racconto con un’attenzione particolare e aiutato da una luce nuova a scovare tra le righe indizi prima tralasciati.
Un brava anche a Laura…potrebbe aver dimenticato la dentiera?

alemila...

settembre 21st, 2009

bene,molto bene…
un pò di sana polemica e il livello che si alza sfida dopo sfida..
:)

a.m.

sara di ernest

settembre 21st, 2009

@matteo platone
otti non sono io, ma avendo scritto dallo stesso pc da cui aveva scritto lei giorni fa non mi sono accorta che era rimasta memorizzata la sua email invece della mia. Ero entrata nella pagina, avevo inserito il mio nick, ero uscita, e quando sono tornata non mi sono accorta che mi dava in automatico il suo account. Quindi quello che appare firmato da lei fino ad ora, l’ho scritto io in realtà.

fatta questa dovuta precisazione, io ho scritto la mia opinione, tanto quanto tu hai scritto la tua!
Forse però siamo un po’ di parte entrambi, essendo coinvolti nella sfida!
Ma il bello di questo incontro, davvero di alto livello, è che sarà all’ultimo sangue!

W wimble.doc!!!

ale

settembre 21st, 2009

direi che non c’è nulla di male a essere un po’ di parte, perché è naturale e perché impedirlo è impossibile. Se poi si riesce a evitarlo, meglio. Però chissenefrega, non volevo dire questo.
Il racconto di Laura è coerente con la linea che spiegava Salvatore, però manca un po’ di spessore, per me.
Il racconto di Alessandro ha il difetto di dover essere letto due volte, però mi ha lasciato abbastanza allibito per come sia riuscito a raccontare una storia (una situazione) complessa per il limite delle 3000, senza di fatto raccontarla.

enpi

settembre 21st, 2009

allora anch’io mi dissocio, nel senso che non sono – ovviamente – “em.bi” [qualche commento più su]. e c’è solo un’assonanza fra di noi…
due gran bei racconti. a me era piaciuto molto anche quello di Michele Turazzi.
e – lo confesso – il primissimo del Traghetto.

e.

sara di ernest

settembre 21st, 2009

@enpi
anch’io avevo votato Michele Turazzi e il primissimo del Traghetto!

settembre 21st, 2009

enpi mi ero convinto che en-bi fossi tu con un pò di influenza e congestione nasale!

XD

p.s.: anch’io ho amato moltissimo il racconto di follelfo sulla mia foto, mi ha davvero sorpreso e divertito!

francesco

settembre 21st, 2009

secondo me non è il modo giusto proporre in ordine di apparizione nel sito sempre il lavoro della stessa squadra. si tratta comunque di un privilegio perché da una certa idea di migliore, così ad istinto.
perché non fate due colonne più sottili e parallele? ciao.
Pise sei un mostro
cat

ale

settembre 21st, 2009

@francesco: infatti si è stabilito chi gioca in casa e chi no, tramite estrazione. Da qualche parte nel “come funziona” se ne parla. Chi gioca in casa, due volte su tre aprirà per primo le sfide. Nello scontro mrt vs ernest, ernest gioca in casa. E infatti ha aperto la prima sfida e aprirà la terza.
Le colonne parallele non le abbiamo messe perché disturbano la lettura…

francesco

settembre 21st, 2009

ok.
molto bene.
come un vero torneo.
scusate
;)

enpi

settembre 21st, 2009

@ cat
ecco. stavo per rispondere anch’io, poi ho visto che l’ha fatto Ale.
ma rispondo lo stesso :D
[ovvero: approfitto del tuo commento per chiarire]
“non è il modo giusto proporre in ordine di apparizione nel sito sempre il lavoro della stessa squadra” -> sbagliato!
li alterniamo.

“si tratta comunque di un privilegio” -> sbagliato anche qui. c’è stato un sorteggio , per cui Ernest(,) gioca “in casa” e due dei suoi tre racconti appariranno per primi [il primo e il terzo, questo è il secondo].

“da una certa idea di migliore, così ad istinto” -> anche qui: dannata logica del consumo, dove ciò che viene prima dovrebbe essere migliore.
noi sorteggiamo e alterniamo, per un altro motivo: è più facile che, chi apre il post, legga il primo, piuttosto che il secondo. però – voglio immaginare che – chi vota li abbia letti entrambi.

@ Sara
stessi gusti, eh?

@ Salv
no, intendevo il primissimo del Traghetto. l’atto del Comune di Vattelappesca non mi ha stupito più di tanto.

e.

matteo platone

settembre 21st, 2009

@sara di ernest: facciamo che io parlo di me, tu di te, e così via. Sennò, se io parlo di te, tu di me, noi di voi, loro di lui, viene fuori un macello e non si capisce nulla! :D

Laura ha usato la tecnica dello straniamento. Può piacere o non piacere, è soggettivo. A me piace il fatto che l’ha usata senza perdere in immediatezza.
Il racconto di Alessandro funziona se scatta il meccanismo “ah, dai, ma un bambino non scrive così! buuu, abbasso Alessandro…ah, ma non l’ha scritto il bambino…ops! quanto sono stato superficiale…nononononono io non sono superficiale….” ZAC!- voto (lo spiego in modo pop-metaforico sennò dovrei citare Freud e chi ha usato Freud nella critica letteraria, e non mi pare il caso, soprattutto di lunedì!); se non scatta, è un racconto che va letto e riletto, cosa che a me non piace, perché perdo il senso di “evento” insito nella lettura in una sorta di labirinto a specchi.
Come racconto, comunque, ha un pregio: non sfora le 3000 battute! :D:D:D:D

lou

settembre 21st, 2009

Cinica Laura… la R identitaria!!! Povero .imoldi! Voto per te!

settembre 21st, 2009

visto che già si sono dissociati sara e enpi mi dissocio anch’io, nel senso che finora avevo scritto come “francesco”, ma non sono il “francesco” che è intervenuto in questo thread e quindi, visto che i franceschi sono tanti milioni di milioni, da ora in poi sarò francescocolla… ma in fondo a chi può interessare? a chi? a chi? a chi???

Per quanto riguarda i racconti bravi entrambi, ma il mio voto va ad alessandro lise che, insieme all’ultimo follelfo, è quello che mi ha convinto di più da quando è iniziato wimble.doc

settembre 21st, 2009

dopo un’immediata rilettura aggiungo che il racconto di alessandro non lo trovo più “solo” “convincente”, ma decisamente splendido. ma in fondo, anche questo, a chi può interessare? a chi? a chi???

settembre 21st, 2009

Per riallacciarmi al discorso di Matteo: uno dei migliori pregi che può possedere un brano di narrativa (e che a mio parere DEVE possedere se si tratta di un brano proposto online) è proprio l’immediatezza e il saper instaurare con il lettore il giusto rapporto, che nel caso di Laura diventa quasi confidenziale e paritario (”dove ho messo le chiavi? Caraaa hai visto le mie chiavi?”).

il racconto di A.L. invece possiede quella sottile vena di autocompiacimento che ricorda quasi i cliffangher televisivi ma senza la stessa impalcatura narrativa (anche per via delle 3000 battute rispetattissime).

@enpi: io intendevo il racconto di follelfo “Digressione slovena” di Michele Turazzi che ho trovato emozionale, immediato ed elegante! Quello del Traghetto per me è un n.c.

settembre 21st, 2009

io non sono d’accordo con questa cosa dell’immediatezza a tutti i costi. e col fatto che l’immediatezza sia un fattore ancor più positivo nelle scritture online.
non è che siccome siamo online bisogna sempre e per forza essere facili e subito comprensibili e simpatici “perché il lettore online è più distratto del lettore su carta”. è vero che chi legge cose online è propenso a stufarsi presto e a cliccare da qualche altra parte al primo momento di stanca, ma ciò non vuol dire che la soluzione a questo sia sempre la semplificazione in termini di contenuti o le continue strizzate d’occhio al lettore in termini di stile.
insomma, a volte è bene anche fare le cose per come si deve al di là del fatto che dall’altra parte dello schermo ci sia uno che mentre legge guarda bim bum bam o ascolta gigi d’alessio o controlla se l’acqua nella pentola bolle.

ah, quanto mi manca bim bum bam!!!

Laura De Matteis

settembre 21st, 2009

Stavolta pensavo di non intervenire nei commenti, visto che si sta parlando anche di me… Ma due parole le voglio spendere, va’. :-)

Chapeau al mio sfidante: il suo racconto mi è piaciuto molto. Complimenti, Alessandro!!

Che dire del mio?
Ho voluto trattare il tema in maniera esclusivamente narrativa, usando la R come una presenza/assenza che regge le fila di tutto il racconto pur “non essendoci”.
L’alternativa, per me, era giocare col linguaggio. Ci ho pensato, inizialmente, ma sarebbe stato troppo facile sconfinare nella poesia: qui si tratta di prosa. Ho optato per il fair-play, dal momento che sguazzare in un ambiente (quello del virtuosismo linguistico) nel quale mi trovo tanto a mio agio non mi sembrava corretto.
Troppo facile stupirvi con i deliri sintattici, le allitterazioni, la prosa poetica… Un racconto deve essere “paritario”, come dice Salvatore: non c’è spazio per lo snobismo intellettuale.
Lo scrittore di narrativa DEVE rispettare il lettore e permettere anche a chi non possiede uno specifico background culturale ’storico-letterario’ di godersi il brano.
Regalare A CHIUNQUE la Gioia della Lettura – ecco il compito di un buon narratore.
Se io lo sono o no, è un altro paio di maniche (come si dice dalle mie parti). La storia ce lo dirà. :D

Il mio racconto è semplice?
Sì, perché ho voluto regalarlo ai miei amici.
Ho saputo che, tra questi, anche chi non ha mai letto nulla a parte la ‘Gazzetta dello Sport’ se l’è gustato (ed è arrivato fino in fondo)… Per questo sento di poter dire con orgoglio:

Molto bene, Laura: MISSIONE COMPIUTA!

:-D

enpi

settembre 21st, 2009

*a prescindere dai due racconti*, sono d’accordo con Francesco[colla] – a parte bim bum bam!

cioè: anche a me ha stancato il “per tutti”. e non trovo sbagliato lo scegliere di essere, di scrivere “per alcuni”.

poi, una cosa scritta “per tutti” può [e dico può] essere più vendibile, più leggibile ecc., ma questo non può essere un valore. o meglio: non è un MIO valore.

[ripeto: sto andando oltre i due racconti. ottimi entrambi, sul serio]

settembre 21st, 2009

preciso anch’io che il ragionamento era “a prescindere dai due racconti”, visto che anche se ho votato per alessandro ho trovato piacevole anche il racconto di laura.
il ragionamento si riferisce più che altro a quella che mi sembra essere una strada parecchio battuta quando si scrivono cose che non verrano pubblicate su carta ma online.

rebecca

settembre 21st, 2009

ehm, dopo l’intervento di Laura, sarei curiosa di cogliere il suo spunto e lanciare un guanto di sfida off-concorso:

testare Laura su un racconto all’insegna del “virtuosismo linguistico” e far cimentare Alessandro con un impianto narrativo più classico.

;-)

settembre 21st, 2009

@francesco ed enpi: leggibile e immediato (nessuno a parlato di “a tutti i costi” non amo gli assolutismi soprattutto nei riguardi della scrittura), ce lo insegnano in molti, non significa affrettato, piatto e intimo. Anzi per la maggior parte delle volte queste due istanze (per me, scusate, imprescindibili) risultano una sfida ardua per lo scrittore (aspirante autore) che, ne rimango convinto, deve rispettare il lettore (il che non significa appiattire la propria arte, anzi!), tenerlo come punto di riferimento piuttosto che darsi alla facile autoreferenzialità (credo tra gli errori più facili in cui si possa cadere da narratori).

questo solo per puntualizzare il mio punto di vista, come a dire: immediato e leggibile non significa gettato via, ANZI.

matteo platone

settembre 21st, 2009

Io penso che non si debbano confondere “semplice”, “immediato”, “banale” e “facile”.
Essere “semplici” o “immediati” non è “facile”, per dire, proprio perché ci si espone “facilmente” al rischio di apparire “banali”. Esseri complicati elude più facilmente questo rischio agli occhi del lettore.
Questo lo dico in generale, non nel caso dei due racconti.

Laura De Matteis

settembre 21st, 2009

@ enpi: E’ vero, si tratta di scelte.
Io ho passato anni a scrivere per pochi “eletti”… Questo non significa che d’ora in poi diventerò l’emula di Federico Moccia o di Licia Troisi, però! :-)
In medio stat virtus!

enpi

settembre 21st, 2009

@ Laura
abbiamo scritto contemporaneamente.

tu scrivi:
“Lo scrittore di narrativa DEVE rispettare il lettore e permettere anche a chi non possiede uno specifico background culturale ’storico-letterario’ di godersi il brano.
Regalare A CHIUNQUE la Gioia della Lettura – ecco il compito di un buon narratore”.

allora… ogni autore si assegna un “compito”. tu – stavolta, in questa occasione – hai scelto il tuo.

poi, io scivo “autore” e tu “narratore”, quindi stiamo confondendo i piani.

tornando ai due racconti: non mi pare che uno dei due molto più ostile o ostico dell’altro. o oscuro.
c’è “ricerca” in entrambi [e il tema lo richiedeva, in fondo] e chiarezza in entrambi.

[@ Salv: scusa! avevo letto "il racconto del Traghetto". dislessia mia..]

e.

enpi

settembre 21st, 2009

@ Salv/Matteo

forse bisognerebbe capire cosa è complicato, cosa semplce. e cosa intendiamo noi.
a me – onestamente – nessuno dei due racconti sembra “complicato”

poi la questione “lettore”: ammesso che ci si debba riferire a un lettore, ognuno si sceglie il proprio :)
[ognuno sceglie con *chi* parlare]

@ Laura
non ne ho dubbio, eheh.

enpi

settembre 21st, 2009

oh, tornando alla bieca gara: è incredibile come si sia ancora in assoluta parità [38-38]

matteo platone

settembre 21st, 2009

meno male che nessuno denuncerà i brogli della sinistra!

Andrea Greco

settembre 21st, 2009

Il racconto di Laura è meraviglioso. Si vede che proviene dalla poesia… e che poesia!

Andrea Greco

settembre 21st, 2009

Ah… dimenticavo. Visto che citi Landolfi … bhé c’è qualcosa di Landolfiano in effetti. Ancora complimenti!

V.

settembre 21st, 2009

Bello il testa a testa!!! :D

francesco

settembre 21st, 2009

il racconto di Laura non mi convince, c’è come un finto realismo ceh scade seccondo me nel poetico. c’è una bellissima descrizione di un uomo, un avvocato che entra in ufficio, nel romanzo “un divorzio dardivo”, ecco un po’ me lo ricorda ma gli manca la cattiveria… all’uomo e al narratore; o qualcosa così, è passato molto tempo da quando ho letto quel libro, e soprattutto ho una visione distorta di qualsiasi cosa, per cui scusatemi. il racconto di lise è acutissimo, maledetto lui, a volergli rompere le scatole direi che mi piacerebbe un po’ più di chiarezza nella prima parte, si rimane troppo colpiti dal fatto che un bambino scriva a quella maniera e se non si è abbastanza svegli (io…) ci si incarta.
ho votato per lui.
siete bravissimi!
un abbraccio sportivo.

francesco

settembre 21st, 2009

ah scusate
il divorzio è tardivo, non “dardivo”…
Un divorzio tardivo – Abraham Yehoshua

matteo platone

settembre 21st, 2009

da quando essere poetici è “scadere”???

Alessandra

settembre 21st, 2009

La provenienza poetica di Laura è un valore aggiunto e si sente tutto!

Anche nel ritmo…

sara di ernest

settembre 21st, 2009

secondo me francesco cat intendeva dire “sentimentalista”. “poetico” nel senso di “sentimentalista” come contenuti, come taglio nella descrizione di situazioni e personaggi, non “poetico” nel senso di scrittura, forma “poetica”.

francesco

settembre 21st, 2009

grazie sara per la precisazione, credo sia così. per me parlare di poetico nella descrizione narrativa è come dire che si cerca un taglio sentimentale per evocare qualcosa di altro, di alto, nel tentativo di dare profondità al personaggio. ecco questo non lo apprezzo, pare una scorciatoia, così come lo può essere l’eccessivo “cattivismo”. io poi non son molto capace di spiegarmi, ;) , son un po’ animale! scusatemi

enpi

settembre 21st, 2009

48-48!

settembre 21st, 2009

Sara e Francesco la poesia non sempre si appoggia e si affianca al sentimentale. In molti (e felicissimi casi) anzi vi si contrappone!

Che poi il discorso ormai esula dai due racconti anche perché il racconto di Laura certo non può definirsi sentimentale :)

Enpi “fifty-fifty” è il leitmotiv della sfida! Ci piace molto e anche il confronto nei commenti che credo sia tra le cose più belle del torneo!

francesco

settembre 21st, 2009

infatti mi sembra di aver specificato che “per me” è così. e “per me” è così in questo racconto, non parlo in generale.

una professoressa

settembre 21st, 2009

cari Ragazzi, è interessante questa sfida all’ultima R, forse quella perduta o, meglio, arrotata alla francese.. non so. Vero è che le prove di scrittura impongono una verve che mi pare ci sia tutta in questa gara con la “erre” al posto giusto. Se devo esprimere un giudizio da professoressa dò un bel voto al compito di Alessandro.

sara di ernest

settembre 21st, 2009

continuando con le dissociazioni, che sono il secondo leitmotiv dei commenti di quest’oggi, ho solo cercato di decodificare quello che intendeva dire francesco nel suo personale utilizzo del termine “poetico”.
ultima precisazione: “sentimentalista” e “sentimentale” hanno una sfumatura di significato diversa! Credo che per tradurre dalla lingua di francesco la parola “poetico” sia più esatto “sentimentalista”.

settembre 21st, 2009

Da dizionario sentimentalista è “una dimostrazione di sentimentalità esagerata o affettata” mentre poetico ha credo un intero universo (e galassie affini) dietro.

comunque: anch’io voglio dissociarmi! Oggi non mi è ancora capitato!!

:)

sara di ernest

settembre 21st, 2009

ve l’ha detto da solo, francesco è una bestiaccia! ma credo che, a questo punto, si sia capito cosa intendesse dire… o almeno spero! buonanotte a tutti!

Laura De Matteis

settembre 21st, 2009

Mi dissocio io pure.
Sarà per l’arricciarsi di nasi che ho sempre rilevato ogni volta che saltava fuori la parola “poesia” (con tutti i suoi derivati) che mi son messa in prosa da sola?

Laura De Matteis

settembre 21st, 2009

P.S.
Buonanotte a tutti anche da me! :-D

FrancescoCastello

settembre 21st, 2009

Matteo, ammetti che ti è piaciuto tanto il racconto di Alessandro:):):)
Dai, se sei così onesto da ammetterlo dò il voto a Laura:)
Per me exequo…generi diversi ma entambi i racconti “sorprendono positivamente”

matteo platone

settembre 22nd, 2009

No, ho visto “Kramer contro Kramer” :D

francesco

settembre 22nd, 2009

ok laura, sei un fenomeno. scusa.

sara di ernest

settembre 22nd, 2009

con un ex equo a questa sfida, la prossima sarebbe davvero all’ultimo sangue! questo torneo è sempre più appassionante! vado al lavoro, torno stasera a vedere che dibattito infiammerà oggi il blog: buonagiornata a tutti!

Elisabetta Mengaldo

settembre 22nd, 2009

Anch’io ho votato per Alessandro, anche se entrambi i racconti mi sono piaciuti. E se vogliamo delirare un po’ con fonti, influssi, etc.: l’inizio del racconto di Laura mi ha ricordato il “Processo” di Kafka.

matteo platone

settembre 22nd, 2009

io inizio con gli ansiolitici, se continua a giocarsi così sul filo di lana!

settembre 22nd, 2009

Che ci si può aspettare da uno che lavora per “Landolfi”? Voto Laura perchè l’amo, ma pure l’altro contendente mica scherza!

Laura De Matteis

settembre 22nd, 2009

Mon Comte!… ^_^

Francesco Ronconi

settembre 22nd, 2009

Un uomo contro una donna! Oddio, il dramma di una vita. Voto Alessandro perchè da uomo scrive da uomo, come me. Un giochino simil-geniale per uomini realmente incapaci.

settembre 22nd, 2009

Carissima Laura, i miei più vivi complimenti per il racconto! Ce n’è voluta prima di capire come fare a votare, ma grazie al link che mi hai inviato ci sono riuscito :)
Un immenso abbraccio
Marco

francesco

settembre 22nd, 2009

V.

settembre 22nd, 2009

Ma come mai sono spariti i risultati???

otti (quella vera)

settembre 22nd, 2009

mi associo ai “puntini” di francesco.

matteo platone

settembre 22nd, 2009

@francesco, otti (quella vera):
Non ho capito.

enpi

settembre 22nd, 2009

allora: bando alle cazzate.
bando a voto non voto.
bando alle “simpatiche prese per il culo”, come quella di antares666.

i risultati sono scomparsi.
perché: chi se frega dei risultati.

il “voto” è un accessorio del tutto. e un modo per divertirsi.

qua – ad ogni sfida – le squadre vanno “contro”.
e non dovrebbe essere così.

era divertente vedere a quanto si era, coi voti, ma pare che questo esasperi gli animi.
quindi il poll resta identico, ma i risultati appariranno alla fine.

e.

[se si continua così, chiudiamo pure i commenti e buonanotte al secchio]

secchio

settembre 22nd, 2009

buonanotte

francesco

settembre 22nd, 2009

fate una giuria interna. io ho già fatto votare mia nonna…

francesco

settembre 22nd, 2009

la cosa davvero interessante erano le opinioni dei lettori. e capisco che la votazione dal pubblico è un buon modo per richiamare l’attenzione, ma… istinto di sopravvivenza. siamo fatti così.

Chiara

settembre 22nd, 2009

Belli entrambi, ma il connubio “lettera-identità” è troppo lacaniano per non votarlo. Io Laura l’adoro *_*

matteo platone

settembre 22nd, 2009

francesco, se tua nonna legge, non vedo perché non possa votare.
a meno che non sia in coma :D

FrancescoCastello

settembre 22nd, 2009

Se mi fosse possibile rivotare oggi, darei un punto anche ad Alessandro:
scrive alla “Pennacchioni”,
e io adoro Daniel :)

francesco

settembre 23rd, 2009

matteo, mi riesce difficile evitare i puntini di sospensione ma ci provo. non sono qui per infamare. secondo me hai capito cosa intendo. comunque ho già seminato abbastanza zizzagna. mi scuso con gli organizzatori.
f

angelo

settembre 23rd, 2009

beh non sono un grande studioso…non so quanti anni hanno le persone che hanno scritto questi 2 temi, ma sinceramente non trovo senso ne nell´uno ne nell´altro….

matteo platone

settembre 23rd, 2009

francesco, tu non ti devi permettere di insinuare con persone che non conosci.
io non ho capito. Giuro, non ho capito.
Quindi, o scrivi chiaro e tondo cosa ci sarebbe da capire, affinché ti si possa effettivamente spiegare che forse è un problema SOLO TUO (e di chiunque la pensi come te, in caso), o sei cortesemente pregato di evitare insinuazioni e mezze frasi, che sono offensive nei confronti della mia intelligenza e di chi legge, e anche della tua, se ci pensi bene. E’ evidente che non mi conosci, altrimenti, fidati, ci saremmo già chiariti.
Forse dovresti semplicemente smettere di seminare zizzania, come tu stesso hai ammesso. Mi viene pure la curiosità di sapere che cosa sia questa zizzania, perché non è arrivata a chi visita questo sito, o a chi frequenta altri social network (esempio FB). Per fesso, e voglio che ti sia chiaro, ci passo se ci voglio passare, e questo vorrei sia chiaro a te e a chiunque si permette di fare insinuazioni potenzialmente lesive a mio riguardo, qui o in altra sede (ché le vie della Rete, si sa, sono infinite).
Di base non faccio questo tipo di interventi in una competizione in corso, per questioni di fair play (e uso questa espressione, “fair play”, dopo essermi fatto esami di coscienza e quant’altro: lo dico a beneficio della potenziale bile altrui), ma ritengo che, da certi commenti, si evinca chiaramente che si sta passando il segno, e questo non è né nello spirito del torneo, né in quello, figuriamoci, del codice civile.

Mattia F

settembre 23rd, 2009

Più che i racconti a me piace leggere i commenti: ragazzi state diventando ridicoli. Saccenza di alcuni personaggi a parte, mi dite a che serve fare la voce grossa nei commenti? E prendere le cose con più ironia?

enpi

settembre 23rd, 2009

va bene.
dopo gli accenni a querele, dopo il tizio che scrive “non so chi ha scritto i due temi”, io mi sono annoiato.
soprattutto non abbiamo il tempo di venire continuamente qui a “vigilare” sui commenti.
quindi – semplicemente – chiudiamo i commenti.
non è colpa di nessuno, è colpa di tutti: non ci interessa.
restano i racconti, che son la cosa che ci interessa.

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