wimble.doc torneo di racconti sotto rete
Categories: semifinale

Tema:

Silvia Giambra 3

(perché non posso guardare) (di Simone Rossi – Finzioni) vs Ondeggiando (di Stefano Peloso – Colla)

(perché non posso guardare) [di Simone Rossi]

Quelli piccoli sull’orizzonte sono cervi.

Particolarità  dei cervidi è di essere dotati di palchi, strutture ossee a rinnovo annuale, analoghe e non omologhe alle corna propriamente dette”.

Le corna dei cervi si chiamano palchi. Come a teatro. Ma pensa te.

“In araldica il cervo è simbolo di nobiltà antica e generosa oltre che di longevità. È considerato anche simbolo di amore per la musica, prudenza, pentimento, preghiera etc”.

Musica, prudenza, pentimento.

Eccetera.

Mia madre e le sue sorelle vanno nei boschi di notte con i pentoloni bollenti e le ali di pipistrello e le tette di fuori, e lo Zio Vino è contento. Io ho 16 anni, sono figlio e nipote di streghe e la cosa mi va benissimo. Questa storia si svolge nell’antica Grecia, e i cervi adesso arrivano.

Il giovane Penteo è un cerchiobottista bigotto democristo con il gran culo di essere nato nella famiglia giusta, e da stamattina è il re di questa città: Tebe. Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì? Ci sono i nomi dei re dentro i libri: sono stati loro a strascicarli, quei blocchi di pietra? Ma soprattutto: il giovane Penteo sarà anche giovane, ma non si sa divertire. Renderà illegali le feste dello Zio Vino, l’ha detto stamattina in assemblea. Un re non ha promesse elettorali da mantenere: un re va su perché gli tocca, e quando è su può fare quello che gli pare, he’s the king, e il giovane king Penteo si è stancato di sentire le lamentele delle vecchie al mercato di Tebe: “Tranquille, signore mie: le metto a posto io quelle tre sgallettate”.

Tre sgallettate lo dici alle tue sorelle, pensa mia madre: noi siamo le figlie di Cadmo e Armonia, c’è chi ha scritto un Mattone sulle nozze dei nostri genitori. Andiamo, ragazze.

Le ragazze vanno, e va anche Penteo: si nasconde dietro a un cespuglio e le guarda nude: inizia la festa foresta.

A teatro c’è  il palco, e sopra gli attori e davanti gli spettatori. Alle feste foreste dello Zio Vino non ci sono attori, non ci sono spettatori, non c’è  rappresentazione, non c’è spettacolo: gli unici palchi delle feste foreste sono le corna dei cervi. Penteo, sfortunato mortale che ti imbuchi alle feste foreste perché vuoi solo guardare: non puoi, non puoi proprio, non puoi proprio capire. Ti vedono, mia madre e le mie zie, ti vedono guardare. Smettono di ballare. Ti volano addosso violente e insensate, come una lapidazione. Muori, Penteo. Muori perché non puoi guardare.

Io mi chiamo Atteone, mia madre è una strega assassina e mio padre mi ha mandato a lezione di caccia da un centauro: tiro con l’arco meglio di Artemide. Artemide che è bellissima e nuda, e il suo simbolo, pensa te, è il cervo. Artemide con le tette di fuori insieme alle sue compagne, nel torrente, come mia madre e le sue zie, e io ormai ho trent’anni e ammazzo cinghiali per vivere e un giorno sei lì, Artemide, nuda, nuda come sono nude le tue compagne, e io vi spio, e mi commuovo, vi spio e mi commuovo, vi spio e voi mi vedete, mi vedete guardare, e tu mi sputi in faccia l’acqua del torrente e io scappo, scappo in mezzo al bosco insieme ai miei cinquanta cani da caccia, scappo e la lingua mi si asciuga, arrivo a uno stagno, mi guardo nello stagno, sembro Narciso.

E invece sono un cervo, un cervo con i palchi. Il pentimento e la preghiera non servono quando Artemide ti trasforma in un cervo, non me n’ero accorto, ma i miei cinquanta cani da caccia sì: non correvano insieme a me, mi correvano dietro, e ora che siamo fermi allo stagno mi volano addosso violenti e insensati, come una lapidazione. Muoio. Muoio perché non posso guardare.

………………………………..

Ondeggiando [di Stefano Peloso]

– Siamo costituiti della stessa materia dei sogni e le nostre vite/

– Ehilà!

– …

– Anche tu qui?

– Dunque; ci sono più cose in cielo e in terra di quante i nostri sistemi filologici non possano/

– Yu-hu? Ma che sei? Sordo?

– Stavo parlando, non è educato interrompere.

– Oh, scusa.

– E comunque non posso sentirti.

– Prego?

– È stato chiaramente dimostrato dalla fisica moderna che l’informazione non può viaggiare a una velocità superiore a quella della luce.

– Non ti seguo.

– Noi siamo entrambi onde luminose e un dialogo è informazione, perciò un dialogo non può viaggiare da te a me. Non posso sentirti.

– E allora perché mi hai risposto?

– Non lo so, forse non esisti neanche. Come posso saperlo?

– Dovrei offendermi?

– Volevo solo dire che – non so – magari ti sento perché un diavoletto mi sta convincendo che è così, ma fuori da me non c’è nulla.

– Non ti invitano a molte feste, vero?

– Siamo fasci di luce, il massimo che possiamo fare alle feste è essere proiettati in giro o flashati a ritmo di pessima musica.

– Era solo per dire. Senti, anzi, guarda.

– Cosa?

– La Terra.

– Sì?

– Ci stiamo girando attorno.

– Già: quasi cinquanta giri al secondo, dal punto di vista relativo della Terra.

– Ecco/

– Però, ora che ci penso, noi procediamo in linea retta, non ha senso che continuiamo a seguire l’orizzonte, che è ovviamente una curva.

– Dimentica un attimo questa roba. Quante cose vedi?

– Però, forse, considerando che lo spazio è curvo/

– Sì, bravo! Ma adesso concentrati su quello che vedi.

– Non so… Mulini a vento. Renne. O erano cervi? Passano troppo in fretta!

– Avanti, continua…

– Un’onda alta almeno dieci metri, tanto blu tutto diverso, una farfalla che sembra un fiore, delle persone a un concerto, dei pozzi petroliferi, una cascata, delle/

– Bene.

– Bene cosa? Continuo a non capire quello che vuoi dire.

– Credi che il tuo diavoletto sarebbe capace di inventare tutto quello che hai visto?

– Stai insinuando che il mio diavoletto avrebbe poca immaginazione?

– Seriamente, qual è il tuo problema?!

– Non so, forse ho solo paura.

– Paura?

– Lascia stare.

– No, no, vai avanti.

– Lo sai anche tu qual è il nostro destino.

– Credo di sì. E quindi?

– Tu come ti senti all’idea che prima o poi impatterai contro un corpo e la tua dualità/

– Fermo, lo stai facendo di nuovo. Non nasconderti dietro i concetti, dimmi quello che senti.

– Prima o poi siamo tutti destinati a diventare particelle.

– Be’, sì.

– E secondo te cosa succede alla nostra anima quando abbandoniamo la nostra natura ondulatoria?

– Vuoi dirmi che tu sei un’onda con la paura della morte?

– Lo trovi strano?

– Sinceramente?

– …

– …

– …

– Mi dispiace.

– Non preoccuparti per me. Grazie.

– Di che?

– Alla fine mi ha fatto piacere parlare con te.

– Non fare questi discorsi, mi metti tristezza!

– Guarda, credo che ci siamo.

– Di già?

– Tu sei pronto?

– Non lo so. Adesso non ne sono più sicuro.

– Lo vedi?

– Cosa?

– Quello è il nostro destino. Tra poco ci sbatteremo contro e… addio ondeggiare.

– Che cos’è?

– Sembra un pannello fotovoltaico.

– …

– …

– Tu credi nella reincarnazione?

41 Comments

novembre 19th, 2009

Complimenti Simone, veramente bello!

novembre 19th, 2009

E comunque, perché un orizzonte con colori da cartolina ha ispirato morte a tutti e due?

novembre 19th, 2009

Prima avevo commentato che:
Complimenti Simone, davvero bello!
Ma wimble.doc se l’è mangiato, il mio commento.

Claudio

novembre 19th, 2009

Non c’è solo la morte ad accomunare i vostri due testi, Stefano: c’è anche – come dire – una necessità di trattenere l’abbandono di fronte a quell’immagine,
di rimanere passabilmente freddi. Tu reagisci con la fisica. Simone con il
mito. Entrambi con l’ironia.
Bravi!

Sara

novembre 19th, 2009

Simon…che poesia!
Questa partenza lieve, e poi via, tutto d’un fiato, a capofitto dentro la tragedia.
Una meraviglia.

roberto campedelli

novembre 19th, 2009

Grande Simone.Poesia dura e pura.

Anna

novembre 19th, 2009

Splendida rielaborazione della mitologia.

novembre 20th, 2009

Simone Rossi, bravo!
ma come si fa per votarti?

novembre 20th, 2009

scusatemi: è l’influenza! ho votato!

Stefania

novembre 20th, 2009

Complimenti a entrambi perché siete riusciti a trarre ispirazione da una fotografia che a me davvero non piace… ok, ok, qui sono i racconti in gara, non le immagini, però…

Stefano:
So che le onde sono asessuate. Quindi non possono innamorarsi. E’ un po’ come fossero angeli?

In effetti gli angeli portano mitologicamente la luce e la “rivelazione”, come un’informazione in un certo senso.

Quindi, forse, davanti alla paura della morte… Tu credi nell’amore?

novembre 20th, 2009

Stefania, prima di tutto complimenti per il tuo nome: davvero bello! ;)
Per quale motivo un’entità asessuata non potrebbe innamorarsi? Di fatto, gli angeli si innamorano. Non vorrei che tu confondessi un trasporto ormonale volto alla riproduzione con l’amore.
Per citare Kevin Smith – sulle cui posizioni concordo pienamente –, l’Altissimo si offende a sentir il termine “mitologia” associato alla cristianità. Comunque, no, gli angeli non sono portatori di luce, tranne ovviamente – tautologico! – Lucifero, ma la Prima Stella sappiamo che fine abbia fatto. Gli angeli cristiani fanno tante cose: cantano, osservano, distruggono, ordinano di uccidere, rompono sigilli, piantano spade infuocate in giro… Rivelare è solo un dettaglio collaterale del loro mestiere. Ricordati però che stiamo parlando di entità trascendenti la materia. Il motore immobile è, per definizione insiemistica, esterno all’Universo. La sua stessa essenza è informazione e gli angeli sono solo sue propaggini. Le mie onde potrebbero pure essere angeli, se non fossero umane. C’è una sottile differenza, ma se non fosse così, il mio racconto sarebbe stato:
– Lode al Signore, che è alto, bello, potente, e sa programmare il videoregistratore.
– Sempre sia lodato.
[fin]
Terribilmente noioso, non trovi? Ecco perché non si racconta mai veramente degli angeli, ma sempre di angeli umanizzati. Ma sto divagando.
Io credo nell’amore, sia davanti alla morte che no. Personalmente vivo per l’amore e per capirlo, o perlomeno per capire come capirlo. Il discorso vero sarebbe capire di cosa parliamo quando parliamo di amore. Ma per esperienza posso dirti che sarebbe noioso quanto un serafino. Dopo tutto ci sono più cose in cielo e in terra di quante i nostri sistemi filologici non possano concepirne: perché affannarsi? Viviamo.

novembre 20th, 2009

Stefania, prima di tutto complimenti per il tuo nome: davvero bello! ;)
Per quale motivo un’entità asessuata non potrebbe innamorarsi? Di fatto, gli angeli si innamorano. Non vorrei che tu confondessi un trasporto ormonale volto alla riproduzione con l’amore.
Per citare Kevin Smith – sulle cui posizioni concordo pienamente –, l’Altissimo si offende a sentir il termine “mitologia” associato alla cristianità. Comunque, no, gli angeli non sono portatori di luce, tranne ovviamente – tautologico! – Lucifero, ma la Prima Stella sappiamo che fine abbia fatto. Gli angeli cristiani fanno tante cose: cantano, osservano, distruggono, ordinano di uccidere, rompono sigilli, piantano spade infuocate in giro… Rivelare è solo un dettaglio collaterale del loro mestiere. Ricordati però che stiamo parlando di entità trascendenti la materia. Il motore immobile è, per definizione insiemistica, esterno all’Universo. La sua stessa essenza è informazione e gli angeli sono solo sue propaggini. Le mie onde potrebbero pure essere angeli, se non fossero umane. C’è una sottile differenza, ma se non fosse così, il mio racconto sarebbe stato:
– Lode al Signore, che è alto, bello, potente, e sa programmare il videoregistratore.
– Sempre sia lodato.
[fin]
Terribilmente noioso, non trovi? Ecco perché non si racconta mai veramente degli angeli, ma sempre di angeli umanizzati. Ma sto divagando.
Io credo nell’amore, sia davanti alla morte che no. Personalmente vivo per l’amore e per capirlo, o perlomeno per capire come capirlo. Il discorso vero sarebbe capire di cosa parliamo quando parliamo di amore. Ma per esperienza posso dirti che sarebbe noioso quanto un serafino. Dopo tutto ci sono più cose in cielo e in terra di quante i nostri sistemi filologici non possano concepirne: perché affannarsi? Viviamo.

novembre 20th, 2009

Chiedo venia, ho click-ato due volte su submit.

Coccoviz

novembre 20th, 2009

Stefano,
carina l’idea…
ma lascia stare la fisica e affini…

Al di là delle disquisizioni sul sesso degli angeli, buttare nel mezzo della scienza grossolana crea disinformazione in un momento veramente tragico per la cultura italiana…
Sarò bacchettone, che vuoi, deformazione professionale…

ciao!

Ricardo Izecson dos Santos Leite

novembre 20th, 2009

A Ste’ , hai scritto un commento più lungo del racconto

novembre 20th, 2009

Grande il mio Simone!!!!
:-)

novembre 20th, 2009

Coccoviz,
è curioso come tutti notino i riferimenti alla fisica (anche se sei il primo a rendersi conto di quanto siano grossolani) e non quelli filosofici, in realtà molto più marcati e presenti. Questo mi dà da riflettere…
Comunque vorrei rassicurarti ed esporti il mio punto di vista. Ho una formazione in matematica pura e conosco gli argomenti di cui ho parlato; chi non li conosce è invece la mia onda. Gli errori, i sillogismi campati per aria (”da imbecille” li chiamerebbe Eco), i lapsus, sono tutti attentamente costruiti per creare un personaggio specifico, che si asserraglia dietro a conoscenze (non solo scientifiche) appunto “grossolane”. “Da rivista da parrucchiere” era la mia definizione precedente, ma direi che grossolane è altrettanto calzante. In effetti sei la prima persona a farmi presente di aver notato questa cosa, ma mi spiace che tu ne abbia dato una simile interpretazione, perché questo significa che probabilmente ho mancato di molto il bersaglio.
A parte tutto, sono convinto che chi maneggia le materie trattate si renderà conto senza esitazioni della “grossolanità” (che poi questa generi l’effetto che speravo o meno è altro discorso), mentre chi è a digiuno non verrà certo a cercare una formazione in un dialogo di 3000 battute e le “grossolanerie” del mio racconto gli scivoleranno addosso senza danni.

Ricardo Izecson dos Santos Leite,
mi sono lasciato prendere la mano: sui racconti c’è un limite di 3000 battute, sui commenti no! ;P

Tony

novembre 20th, 2009

Ciao Stefano, io faccio il muratore e ho la terza media, perciò non ho molta voce in capitolo ma il tuo racconto l’ho trovato molto carino, in un certo senso semplice ma diretto e divertente.
Ho solo una domanda, che peraltro non rivolgo neanche a te, ma queste tue tremila battute nuoceranno davvero all’agonizzante cultura italica?

novembre 21st, 2009

Tony, il titolo di studio e la professione non contano particolarmente. Purtroppo spesso una laurea serve più a far sentire immotivatamente superiore un mediocre che a renderlo davvero migliore.
Anche se non hai rivolto direttamente a me la tua domanda, una risposta vorrei darla, peraltro senza rivolgerla neanche a te. Io vorrei che potessero nuocere: significherebbe che abbiamo un potere e che possiamo cambiare le cose più facilmente di quanto non sia in realtà. Purtroppo, la deriva della cultura italiana ha una tale quantità di moto che l’impatto contro un racconto di 3000 battute è totalmente trascurabile.

novembre 21st, 2009

Tony, il titolo di studio e la professione non contano particolarmente. Purtroppo spesso una laurea serve più a far sentire immotivatamente superiore un mediocre che a renderlo davvero migliore.
Anche se non hai rivolto direttamente a me la tua domanda, una risposta vorrei darla, peraltro senza rivolgerla neanche a te. Io vorrei che potessero nuocere: significherebbe che abbiamo un potere e che possiamo cambiare le cose più facilmente di quanto non sia in realtà. Purtroppo, la deriva della cultura italiana ha una tale quantità di moto che l’impatto contro un racconto di 3000 battute è totalmente trascurabile.

novembre 21st, 2009

Maledizione, ho di nuovo bi-click-ato! -.-’

Stefania

novembre 21st, 2009

Ok, grazie per la lezione che mi hai offerto nel post. Tutto piuttosto condivisibile. Felice anche che tu creda nell’amore perché mi sembra che ci sia un pessimismo generale veramente soffocante.

Ma cielo, potresti anche imparare a cliccare submit una volta sola…!

Gianluca

novembre 21st, 2009

Per favore, togliete il mouse a stefano.

coccoviz

novembre 21st, 2009

Madonna Stefando che razza di democristiano che sei!

Cosa credi, che in 3000 battute tu possa lenire i problemi dell’italia di oggi?

Poi basta con questo classismo mascherato da buonismo.

Tony, se tu leggi wimbledoc sei comunque un giusto!

Thomas

novembre 22nd, 2009

Democristiano Stefano?! Per cortesia…

Anche se qui dovremmo essere tutti un po’ più pop!
(be’, le streghe delle baccanti sono già sulla buona strada…)

Cmq la sfida ormai è quasi chiusa… Vogliamo sapere i vincitori!!!!!!!!

r0m30

novembre 22nd, 2009

@Thomas: visto che sono sull’uno a uno e che la sfida è intensa, abbiamo deciso di rispettare fino in fondo le 72 ore, che scadranno alle 13.36

Tony

novembre 22nd, 2009

Sono perplesso, inizio a pensare che coccoviz sia confuso.
Comunque grazie Stefano, il tuo racconto mi piace di più ogni volta che lo rileggo, anche se sei un democristiano.

Alessandra

novembre 22nd, 2009

Rullo di tamburi…

Laura

novembre 22nd, 2009

Ragazzi, l’idea di incontrarvi in finale mi terrorizza. :-D
Bravissimi entrambi. Tra i due però io ho votato Simone – sarà per le metamorfosi, non so. E’ che un mattino ho assistito a una scena simile all’alba del Solstizio d’Estate in riva al lago, pur senza cervi… Chissà.
Torno alla mia influenza. :-)
Complimenti ancora!!

Ricardo Izecson dos Santos Leite

novembre 22nd, 2009

Ma come è finita la sfida? Quando lo sapremo?

Ricardo Izecson dos Santos Leite

novembre 22nd, 2009

Questa attesa mi sta snervando …

matteo platone

novembre 22nd, 2009

Facchinetti? STOP AL TELEVOTO!

novembre 22nd, 2009

Facciamolo tutti insieme, ormai siamo tanti, facciamolo davanti a tutti…

…PUSH THE BUTTON!

matteo platone

novembre 22nd, 2009

Complimenti a Colla, e in bocca al lupo per la finale…grande rimonta, non c’è che dire.
E complimenti anche a Finzioni: personalmente trovo lo scarto di voti della terza sfida troppo crudele verso il racconto di Simone, ma come si dice, “vox populi vox dei”.

novembre 22nd, 2009

Che piacere leggere Simone!
L’avevo apprezzato a Cuneo e lo apprezzo anche ora, non è solo un gran performer ma riesce veicolare bene le emozioni anche su carta (o pagina web che sia).

novembre 22nd, 2009

@Simone, complimenti ancora per il racconto, non mi sarebbe dispiaciuto perdere contro di te.

@Tutti quelli che hanno votato, sia me che Simone, grazie per aver seguito Wimble.doc, non perdetevi le finali tra una settimana! ;)

@Tutte le mie ex che mi hanno votato, probabilmente senza di voi non sarei in finale. Il prossimo racconto è vostro di diritto.

@coccoviz, mi sa che tra noi non può funzionare: abbiamo dei seri problemi di comunicazione. A parte il discorso del democristiano (che mi sfugge), hai ripetuto esattamente quello che avevo detto.

@Tutti quelli che ho stressato con i doppi click su “Submit Comment”, giuro che farò più attenzione, a partire da questo commento.

@Thomas, il pop è la mia massima aspirazione.

@Tony, sono contento che ti piaccia. E scusa per la mia democristianità, nessuno è perfetto.

Un osservatore

novembre 22nd, 2009

Per me la finale più degna sarebbe tra le due elimiìnate: Per fortuna; meglio così.

novembre 23rd, 2009

odio le giurie popolari

zucca

novembre 23rd, 2009

sì sì lo so qui ve ne siete andati via tutti però volevo dire che il pezzo di Simone è bello davvero, sarà che sono le 21 e 31. ecco se rivedete Simone diteglielo. ciao. la prossima volta vengo quando siete ancora aperti. ciao.

enpi

novembre 23rd, 2009

@zucca

apriamo a orari discontinui :D

e-

novembre 24th, 2009

@zucca&enpi: come i negozi a Palermo!