Tema:
Questa notte non ho sonno (di Stefano Peloso – Colla) vs Valore Wallist (di Gianluca Pezzella – MRT)
Questa notte non ho sonno [di Stefano Peloso]
Oggi, 00:44
Questa notte non ho sonno. Ho provato a sdraiarmi sul letto, luci spente. Non sono riuscito a chiudere gli occhi e sono rimasto almeno un’ora a fissare le stelline fosforescenti sul soffitto. Non ci facevo più caso da anni; forse perché dormo disteso sul fianco. Credo sia stata la mia costellazione da camera a togliermi il sonno. Emana una radiazione ipnotica che m’intristisce. Ho fame. Bevo della Pepsi, la fame passa.
01:12
Curiosando tra le altre pagine del diario ho trovato questa foto. Non ricordo da dove o da quando arrivi, mi sembra così anonima: non ci sono persone, non ci sono strutture. Potrebbe essere una spiaggia qualsiasi. L’ho scattata io? Perché la tengo qui? Forse sto perdendo lucidità per la stanchezza, ma non riesco a togliermi dalla testa l’idea che c’entri qualcosa con le stelline. Ho di nuovo fame e la Pepsi è finita. Provo con l’acqua, ma non è la stessa cosa.
02:16
Ho tentato ancora di dormire. Forse potrei spostarmi sul divano, però non sono sicuro di voler sfuggire alle stelline. Oltre a loro e alla foto adesso ho una nuova ossessione: un film su un fotografo in cui dei mimi giocano a tennis. Come si chiama?
02:31
Ho cercato “mimi che giocano a tennis” su internet. Titolo trovato, sto scaricando il film. Nell’attesa mi do all’autoerotismo supportato da audiovisivi amatoriali d’oltreoceano, sfruttando il multitasking del mio computer.
03:24
Dopo tre cicli masturbatorî, ho finalmente il mio film. L’audio è in spagnolo, ma poteva andarmi peggio.
04:13
Ho guardato scene del film saltando qua e là e forse ho trovato un collegamento. Sto scansionando la foto per provare a ingrandirla.
04:18
Ho tenuto una definizione troppo bassa, non c’è abbastanza informazione per trovare quello che mi serve. Sto di nuovo digitalizzando l’immagine. Alla risoluzione massima il tempo stimato per l’operazione è di quasi mezz’ora. Ancora porno, questa volta giapponese.
05:01
Penso di aver trovato qualcosa, ma non mi basta ancora la definizione. Si intuisce appena il riflesso di una persona in un pezzo di vetro di bottiglia abbandonato sulla spiaggia. Altra rapida ricerca su internet e scopro l’esistenza di un programma che ricostruisce immagini usando frattali: ho appena finito di scaricarlo e l’ho lanciato sulla foto, ma la barra di avanzamento sembra ferma. Per il momento sono stanco di masturbarmi, guarderò di nuovo i mimi che giocano a tennis.
06:58
Il programma d’interpolazione frattale ha qualcosa d’inquietante, di Vudù: è riuscito a far comparire, nella foto, un volto che prima non esisteva. Un volto che mi è familiare. Un tempo passavamo notti intere, distesi su questo letto, a guardare insieme il soffitto fosforescente.
Le prime luci dell’alba filtrano nella stanza. Tra poco sarà giorno.
Prima di andare a dormire sul divano, mi riprometto di staccare le stelline e infilo la foto nel tritadocumenti.
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Valore Wallist [di Gianluca Pezzella]
Mi chiamo Conrad. Anzi Hans. Mi chiamo Hans Conrad Schumann. E mi chiamo Olga. Jorg. Lothar. Ida. Siegfried. Burkhard. Io – sono una lista di nomi morti in cui il numero progressivo cresce al verificarsi di un determinato evento. Perché l’evento si verifichi, deve esistere un sistema che lo possa discriminare.
Io sono 259. Il valore ultimo nella lista wallist.
Il jackpot gira sopra la slot; è la star del casinò. Gli occhi dei giocatori lo puntano come fanno i fedeli con le Madonne; credo sia per quel miracoloso talento che ha, di aprire spiragli su vie di fuga alternative ad un sistema chiuso. La cosa che più si avvicina alla mia idea di fede.
A Las Vegas, un jackpot accumula valore per ogni moneta in una fessura. In chiesa, il numero di lumini accesi aumenta per ogni soldo in un foro. A Berlino, tra il 61 e l’89, un totalizzatore conta +uno per ogni buco di proiettile dentro ad un uomo. Uno sparo costa circa un dollaro. Bizzarro; si giocano gare diverse puntando somme simili. Solo che a Berlino, le puntate, colpiscono al centro del cuore. Lo arrestano, 258 volte.
20 06 98 Sono nel bosco di Kipfenberg. Annodo la corda per fermare il jackpot di wallist a 259; il suo valore più alto. Ci sono molte liste, in giro, altri numeri. Parziali. Jackpot. Totali. Morti. Perciò decido di andare e di farlo ancora saltando; ma stavolta, in modo assoluto ed eterno, fottendo tutti i sistemi, ogni discriminazione.
Tra il 14 e 15 08 del 61 la notte gelava Berlino come una guerra fredda e la nebbia doleva come una fitta. Al mattino, mentre ero ancora in servizio, decisi di essere l’eccezione dentro la procedura, di sfuggire al sistema. Ero un soldato. Sorvegliavo il nulla attraversato da filo spinato, spianato da sistemisti rasoterra. Il nulla, dove far crescere il muro, che avrebbe diviso est da ovest, Berlino da Berlino, uomini da uomini, me da me. Anzi, non il muro; Il fucile, l’elmetto, gli stivali, l’avrebbero fatto. Il sistema discriminante.
Al sopraggiungere della visione vidi, oltre i mattoni, una rara Berlino bagnata dalla spuma del mare; ondulava come un miraggio. E’ il riverbero sull’asfalto arroventato dal sole di ferragosto – pensai. Ma poi, odore salmastro e spruzzi d’acqua sul viso, mi fecero credere il tutto – reale. E corsi verso il mare. Con occhi puntati su me. Fiati sospesi sul mio ansimare. Sulla testa scommesse e preghiere. Ero il rullo dentro la slot. Il santo che compie miracoli. Il numero prossimo a zero che preme la suola su un filo e con un salto perfetto, tende per sempre a infinito. Ero la fede tra urla ed applausi. Il tuffo che rompe lo specchio. Ed il mare, blu, che ora bagna Berlino.
20 06 98 Sono nel bosco di Kipfenberg, tra un muro di alberi che non lascia filtrare il sole; ho inciso su ognuno, un nome in lista. E’ solo un altro muro – penso, mentre una goccia precipita in una pozza creando un cerchio e la fune pende dal ramo. Sono pronto come nel 61. Solo, come nel 61. E come nel 61, rischio la morte per non morire.
C’è sempre un salto o una corsa, prima di ogni volo spiccato. Tra le braccia dure degli alberi, tento l’evasione dal mondo. Azzero il contatore. Tiro la leva della slot. E sono ancora eccezionale, assoluto ed eterno, mentre tutto segna zero e salto in un cerchio più grande.

Bello bello Gianluca. Mi ricordi molto un mio amico come scrittura.
Belli entrambi: gran finale!
Se si votasse, però, voterei il Pez perché amo la sua maturità poetica.
Complimenti anche a Stefano per l’inquietudine che mi ha trasmesso: durante una “seduta d’insonnia” ogni azione che si tenta di compiere ha il riflesso dell’incubo.
Evviva Wimble.doc!!! ^_^
Belli entrambi ma il Pez riesce sempre a dare quel tocco in più che lo fa rendere il mio preferito…
Gran finale, non c’è che dire.
Pez, tu sei troppo rock. Pure un po’ progressive! :D
Pezzo fantastico. Voto Pez tuttalavita.
Voto per il racconto di Gianluca Pezzella
Io invece trovo che, per quanto quello di Gianluca Pezzella sia un bel pezzo, quello di Stefano Peloso sia di un livello superiore. L’inquietudine, l’allucinazione e il disagio che riesce a trasmettere in una prosa asciutta di tremila battute è micidiale.
Federica e Rosa, guardate che in finale non è il pubblico a votare!
@grazie Benedetta.
non ce la facevo a ridirlo [che non si vota, in finale] ;)
Ma come… ma non c’è il voto popolare??
MS
@Stefano – bello anche il tuo racconto; ed il FairPlay ;)
@tutti – grazie per i commenti ;)
Ancora una volta non posso che complimentarmi con il Pez per l’ottimo lavoro di sperimentazione sensoriale ed emotiva fatto con questo racconto così ricco di suggestioni,immagini e ritmo. Mi ha stupito dalla prima lettura e continua a farlo ogni volta che decido di saltare “in un cerchio più grande”
:)
Grande Gian – come al solito hai uno stile unico, una specie di marchio Doc (anzi forse Igp) ;-)
non ha il marchio Doc, ma Odt, perché usa Open office.
uaz uaz uaz
su linux spero….
Una parentesi per la foto di Silvia: mi mette brama di mare e nostalgia.
Bellissima.
ma oggi è il grande giorno dei verdetti?
è già tutto pronto? apprenderemo il vincitore vedendo studio aperto delle 12.30 o dovremo attendere fino a Che tempo che fa?
Francesco ma stasera c’è qualche speciale di Che tempo che fa?
Quello dedicato al Teatro Alla Scala è stato fantastico!
Certo, speciale Wimble.doc : )
No, Salvo, non ne ho idea, lo seguo sporadicamente.
:D
Ci starebbe benissimo uno speciale-reading di wimble.doc da Fazio!
Che meravigliaaaa!!
Lo speciale da Fazio!
Io ci sto: ho pure un paio di stivali nuovi nuovi… ^_^
confesso: ne abbiamo due su tre, di giudizi. ci manca il terzo.
se non lo abbiamo per oggi, diamo un giudizio alla volta :D
e-
niente Fazio, lo sapevo! :D
Dopo il Doc, l’Igp (special thanks to Kitiana) e l’odt (MattPasco), tentero’ con il marchio doh; dohvro’ installare office in versione Home(r)(cervello non dire craccato) craccato…(ops)… per l’occasione. Vai con lo stillicidio del giudizio uno alla volta, con gli stivali nuovi di Laura e il reading di Fazio. E W Wimble.doh – comunque vada.
open office rulez!!!!
:)
Grazie a Laura per la breve e commovente parentesi…
menomale che sceglie Morozzi, io non ce l’avrei fatta.